Quante volte abbiamo sentito pronunciare la domanda provocatoria “Perché non li prendi a casa tua?” rivolta a qualche persona favorevole all’accoglienza dei migranti che sbarcano sulle nostre coste? Ebbene, più di qualcuno un migrante nella propria casa se l’è preso. E non si tratta di gente proprietaria di regge principesche; molto più spesso sono giovani coppie che vivono in un appartamento composto da camera, cucina e una stanza degli hobby che viene sgomberata per fare posto a un po’ di umanità.

È il caso di Matteo Fabbrini e della sua compagna, Francesca Racca, che dall’ottobre dello scorso anno ospitano, nella loro abitazione di Avigliana, Mamadou Balde, un ragazzo di 22 anni partito da Sarè Tamba, uno sperduto villaggio del Senegal, quando ne aveva appena 14 e giunto in Italia nel 2016 con un unico scopo: aiutare la propria famiglia a campare.

Mamadou è un ragazzo in gamba che abbiamo accolto in famiglia grazie al progetto ‘Refugees Welcome Italia — spiega Matteo —. Prima di arrivare da noi era stato per circa tre anni a San Mauro, dove, grazie a una cooperativa, ha iniziato un percorso che lo ha portato a imparare bene l’italiano e a impratichirsi con il mestiere di falegname”.

Oggi Mamadou lavora part- time come magazziniere in un grande supermercato valsusino, è perfettamente integrato e, se non fosse stato per una serie di eventi sfortunati, sarebbe riuscito a fare molto di più per i suoi genitori e per sua sorella che in Senegal studia all’Università.

L’idea di Mamadou è sempre stata quella di mandare a suo padre i soldi necessari per comprare una macina — aggiunge Matteo —. Ora, infatti, per macinare i cereali che la stessa famiglia coltiva devono pagare il trasporto fino a un villaggio vicino e sostenere il costo della macinatura. Con uno strumento di proprietà non soltanto sarebbe tutto più facile dal punto di vista logistico, ma risparmierebbero anche un bel po’ di denaro”.

Servizio su La Valsusa del 3 dicembre.

Alberto Tessa

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