Credo che il Ministero abbia fatto bene a decidere di procedere con gli esami di maturità, anziché ricorrere alla sanatoria di un semplice scrutinio finale. Un percorso di studio (e di vita) ha bisogno di una sanzione finale: nel bene e nel male, la “maturità” è un rito di passaggio, di cui non a caso tutti ci ricordiamo a distanza di decenni. Annullarlo per impraticabilità da coronavirus sarebbe stato un ulteriore impoverimento di questo anno scolastico.

Giusta anche la decisione di “esame in presenza”: se lo scopo della prova non è verificare le conoscenze acquisite, ma accertare la maturità umana e intellettuale raggiunta, bisogna potersi “guardare negli occhi”. La maturità è fatta di tanti elementi: autocontrollo, sicurezza, disinvoltura, cordialità, prontezza, competenze di base (sintesi, collegamento logico, analisi). Sono le stesse caratteristiche che oggi vengono verificate nei colloqui di lavoro: accertarle implica un rapporto empatico, non la freddezza del video.

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Gianni Oliva

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