Max Finotti, valsusino, è un creativo “tuttofare”. Animatore dei centri estivi, videomaker, fotografo, musicista, regista… e di sicuro ci dimentichiamo qualcosa.

Nei giorni scorsi ci ha contattato per dirci: “Ma se faccio qualche scatto ai nostri paesi in questi giorni … apocalittici me lo pubblicate?”. Affermativo.

Detto fatto Max ha preso il suo drone e, dall’alto, ha scattato immagini che parlano da sole. Una di queste ha dominato la prima pagina de La Valsusa di questa settimana.

Ecco alcune sue foto, suddivise per località

Susa

Oulx

Avigliana

Almese

Condove

Sant’Ambrogio

Sant’Antonino

Villar Dora

 

Abbiamo chiesto a Max: “Accanto alle foto puoi scriverci un tuo commento, un pensiero, un’emozione legati a questo tuo viaggio?”. Subito Max era incerto: “Ma non so… ci provo”.

Questa mattina il suo messaggio whatsapp: “Mannaggia! (in senso buono)”. Mi sono messo a scrivere la didascalia; tre righe, poi un pensiero, poi un altro ancora. E’ stato una sorta di flusso mentale che pareva non avere fine. Vi lascio quello che ho scritto”.

Max Finotti

Eccolo, di seguito.

Non sono propriamente luoghi deserti, neanche scenari apocalittici di una realtà che fu o di una natura che ha preso il sopravvento.

Si tratta piuttosto di una natura viva, pulsante, ma incredibilmente immobile. Ferma, in attesa.

Le auto parcheggiate mitigano l’assenza delle auto sulla strada eppure la percezione di qualcosa di insolito è potentissima.

In questa realtà la foto, che per sua natura immobilizza il tempo, ha lo stesso valore di un’immagine in movimento. Il racconto video si allinea perfettamente a quello fotografico. Ciò fa davvero impressione.

Se fossimo in un film di fantascienza in un attimo si parlerebbe di realtà dispotica, un termine abusato e distorto nel campo che tuttavia ben si allinea alla percezione comune di un mondo ai confini della realtà.

In effetti una quotidianità fatta di autocertificazioni per andare a fare la spesa e giustificazioni per mettere il naso fuori di casa – seppur necessitati da una realtà contingente – richiamano alla mente un non lontano periodo fatto di lasciapassare e coprifuoco, rievocano lo spettro della guerra, dell’arresto domiciliare e delle società ipotizzate da Orwell.

Quest’ultima immagine viene rafforzata dai giganti schermi nelle case che a intervalli di venti minuti ci ricordano ininterrottamente quali siano i comportamenti da adottare dando voce e ingigantendo la presenza del Grande Fratello (e non già la versione idiota televisiva degli ultimi decenni).

Vacillando fra Eurasia ed Eustasia siamo passati in pochi giorni dall’odio per gli immigrati a sentirci stranieri e discriminati.

Il virus ha incredibilmente riacceso un patriottismo dimenticato (o relegato esclusivamente alle competizioni calcistiche) che riesce persino a colorarsi di connotazioni positive. Anche se a volte gli effetti collaterali del virus fra stress e costrizioni fisiche e mentali sfociano in eccessi a raggera.

Ci ritroviamo così fra cittadini privi di senso civico e zombie che con mascherine e occhi spiritati vagano con movimenti nervosi guardano l’altro, chiunque esso sia, come il nemico-untore.

E le distorsioni si accavallano, così l’hashtag come ‘andratuttobene’ nato per rassicurare i bambini diventa il motto di adulti ignoranti che, se malauguratamente colpiti dalle conseguenze mortali della malattia, si trovano totalmente incapaci di elaborare il lutto.

Mentre una generazione di adolescenti continua incoscientemente a fingere che nulla sia successo, persone di mezza età si chiudono in auto conciati come in una centrale nucleare. Altri si esibiscono in balcone in deliri che, anche in questo caso, vanno ben oltre il limite del buon senso e fra innocenti cori condominiali o simpatici flashmob, si accavallano tracotanti dj improbabili e fini molestatori della quiete pubblica. Tutto lecito, tutto molto naturale.

Cantiamo, combattiamo il nemico anche con il buon umore, sosteniamo i medici e gli infermieri (ma anche i farmacisti, gli spazzini e tutti coloro che fanno la loro parte, perché alla fine saremo tutti eroi).

Nel frattempo però dovremmo pensare che oltre alla nostra salute fisica, dobbiamo preservare anche quella mentale, perché il rischio è che laddove il virus non avrà invaso il corpo, avrà colpito la psiche con danni per certi versi ancora più pericolosi.

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