Sono le 17.30 di domenica 5 gennaio, e a Claviere non fa neanche troppo freddo.

Un compenso, la cittadina divisa a metà dal confine italofrancese brulica di sciatori. “Da anni non assistevamo ad un simile pienone”, ci dicono all’Ufficio turistico. Mentre comincia a far buio, scorgiamo un distinto signore, vestito di scuro, che sosta, le spalle rivolte alla porta, davanti alla piccola chiesa dedicata alla Visitazione di Maria Santissima. È l’arcivescovo di Torino ed ora anche di Susa, monsignor Cesare Nosiglia, che nel suo incessante viaggio tra le parrocchie della sua nuova diocesi, ha deciso (ed è la seconda visita) di celebrare la messa proprio qui, nel paese che negli ultimi due anni è diventato famoso per l’emergenza migranti.

Ed è proprio in questo stesso sottochiesa, forzandone l’ingresso, che alcuni gruppi antagonisti avevano ospitato una serie di persone provenienti dall’Africa ed in procinto di attraversare, rischiando la vita tra neve e gelo, la montagna per raggiungere la Francia.

L’arcivescovo, di fronte ad una chiesa che è andata rapidamente riempiendosi, ha salutato così la comunità:

“Carissimi, sono l’arcivescovo di Torino, ma da due mesi anche vescovo di Susa e sono venuto per incontrarvi celebrando la messa, ospite del nostro caro don Angelo, da tanti anni parroco qui”.

Per la cronaca, don Bettoni, classe ’40, è rimasto a seguire la celebrazione dalla sacrestia, per il suo riserbo caratteristico.

In vista dell’Epifania, monsignor Nosiglia nella predica, ha lanciato alcuni messaggi che hanno collegato la liturgia all’attualità: “Pensiamo ai magi. Era gente di pelle e religione differenti, eppure avevano seguito la stessa stella, quella luce che lo ha condotti all’incontro con il Signore”.

Servizio su La Valsusa del 9 gennaio.

Giorgio Brezzo

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