“Tutto inizia il 9 marzo, avevo tosse secca insistente, tono della voce alterato e sono andata in Pronto Soccorso a Rivoli”.

In Italia si sta diffondendo il Coronavirus, i virologi spiegano i sintomi, la malattia fa la sua comparsa anche nelle nostre zone. Muriel Crepaldi, 34 anni, consulente assicurativa, non ha nessun problema di salute ed è una sportiva perché fa l’allenatrice di calcio.

In Pronto Soccorso le consigliano di stare in isolamento preventivo, non si sa mai. La situazione peggiora e due giorni dopo si ripresenta nella tenda montata davanti all’ospedale rivolese.

“Mi fanno gli esami del sangue, la radiografia del torace, il tampone che risulta negativo”, racconta Muriel.

“Con la diagnosi di bronchite, mi prescrivono una terapia a base di cortisone”. Le condizioni della giovane peggiorano: “Oltre a tosse e disfonia, mi sale la febbre, dissenteria, mal di testa, debolezza e così il 19 marzo torno in Pronto Soccorso”: Muriel è, comprensibilmente, preoccupata.

Di nuovo esami del sangue e radiografie ma il medico cambia la terapia, antibiotico e aerosol: “Inizio a stare un po’ meglio – dice Muriel – ma dal 30 marzo, in accordo con il medico di base, decidiamo che sia meglio che rimanga in isolamento almeno altri 15 giorni”.

Dopo una settimana, un’altra ricaduta: “Tornano gli stessi sintomi precedenti e ricomincio con un altro ciclo antibiotico. Qualche giorno dopo ricomincio a stare un po’ meglio, ad avere appetito, non ho più mal di testa e finalmente torno ad essere un po’ briosa. L’isolamento continua.

Servizio su La Valsusa del 30 aprile.

Carmen Taglietto

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