Troppo abituati a criticare il nostro Paese, spesso non facciamo attenzioni ai suoi primati. Uno di questi è l’introduzione della prima normativa in ambito europeo contro il cyberbullismo, un fenomeno allarmante e in continua crescita, che trova nella legge 71/2017 del 29 maggio 2017 un importante ostacolo.

Ma che cos’è il cyber bullismo? Secondo la legge, esso rappresenta “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on-line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.

Il termine ha infatti molte declinazioni, in atteggiamenti sbagliati risultanti in un altrettanto sbagliato utilizzo dei mezzi digitali. La Chiesa, che da sempre guarda ai piccoli, ai sofferenti e agli emarginati, spinta dalla volontà di Papa Francesco, ha annunciato la nascita di un Osservatorio Internazionale contro il Cyberbullismo (ICO), promosso dalla Fondazione Vaticana Scholas Occurentes e Fondazione Carolina, impegnata nella tutela dei minori sul web in memoria di Carolina Picchio, la prima vittima di cyberbullismo divenuta poi simbolo per tutti i ragazzi.

Questo Osservatorio, presentato giovedì scorso presso il Palazzo Pio in Vaticano, servirà a creare le prime crepe nei muri del silenzio e dell’omertà che spesso accompagnano gli eventi di cyberbullismo. L’Osservatorio nascerà a conclusione del primo convegno mondiale sul tema che si terrà nella primavera 2019, cui stanno lavorando in questi giorni esperti e giovani, con la presentazione dei dati della prima ricerca statistica sul fenomeno a livello mondiale, attraverso un sondaggio che permetterà di inquadrare il fenomeno.

Come comunicato da Vatican News, sono “tre gli obiettivi dell’indagine: misurare il fenomeno, esplorare le leggi già esistenti e il loro impatto e individuare le metodologie di prevenzione e le buone pratiche più efficienti”. In Italia, il Ministero per l’Istruzione ha già cominciato ad affrontare il problema, come afferma alla presentazione in Vaticano Luca Bernardo, direttore del Centro di coordinamento nazionale cyberbullismo del M.I.U.R.: “Abbiamo iniziato nel 2008, come servizio pubblico, a occuparci del disagio adolescenziale in generale. Oggi ci sono 1.200 casi nuovi all’anno, l’80% dei quali relativi a problematiche di cyberbullismo e sexting. Si contano oltre 200 casi di ragazzi ricoverati nel 2018, di cui il 5% tentati suicidi”. Questa iniziativa della Santa Sede intende aiutare questi ragazzi ed evitare che eventi come quello di Carolina si ripetano è un obiettivo cui si deve tendere, per educare ad un utilizzo consapevole di Internet e dei social network ed impedire alla violenza verbale di prendere il sopravvento.

Andrea Andolfatto

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