È il ricorso all’opera. Luigi Stoisa impiega in questa condizione di sospensione e attesa il suo tempo a creare nella materia stati dell’animo e della circostante bellezza che abbraccia ed esalta l’uomo.

Nella sua casa-studio a Selvaggio, il maestro artista trova in questa guerra mondiale scatenata da un virus che rende l’intero pianeta un’unica popolazione minacciata, una concentrazione densa d’ispirazione.

Il pensiero dà forza alle mani e traccia lavori attraverso i quali è possibile decifrare l’intimità della creazione artistica e la sua audacia che ci propone la scoperta della vita in ogni cosa.

La vita che si auto rigenera nelle cipolle. Stoisa ha realizzato proprio in questo tempo alcuni dipinti con questo soggetto.

Nella ricerca della dimensione della storia della vita, la cipolla è per l’artista la rappresentazione ideale della natura che si affievolisce, pare senza più risorse, ma presto riprende tensione e un suo nuovo corso, nutrita dalle sue stesse poche ma vitali sostanze e dalla luce del sole, prende forma il germoglio. Il germoglio che spicca, si erge e tende al cielo ed è tutta rinascita.

Servizio su La Valsusa del 30 aprile.

Alessandra Maritano

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