Piemonte in zona gialla, file di auto lungo l’autostrada che attraversa la valle di Susa dirette verso la montagna innevata e scenario “alternativo” nei dintorni del cantiere della Tav a Chiomonte dove il fronte No Tav aveva annunciato, per domenica 13 dicembre, una lunga, difficile e combattuta giornata.

Cosa che puntualmente è avvenuta con tensioni, disordini e la Valle di Susa tornata un’altra volta al centro dell’informazione nazionale, sui titoli di apertura dei TG nazionali, non per lo scenario incantevole delle montagne innevate o per le difficoltà legate alla pandemia ma per gli scontri tra gli oppositori della Torino-Lione e le forze dell’ordine poste a difesa del cantiere di Chiomonte.

A scatenare il caso circa 250 attivisti, quasi tutti  incappucciati, che nel pomeriggio hanno attaccato le forze dell’ordine nel tentativo di raggiungere il cantiere, dove nei giorni scorsi sono iniziati i lavori di allargamento.

Alla fine della tenzone il bilancio è di 2  feriti: un poliziotto e un finanziere, colpiti dai sassi lanciati dai manifestanti.

Tutto è iniziato alle 11, con un’assemblea al campo sportivo di Giaglione dove si sono ritrovate centinaia di persone;  tra questi  Alberto Perino e Nicoletta Dosio, la 73enne che ha appena finito di scontare una condanna. Un incontro nel quale si sono discusse le azioni per “fermare i lavori” e contro “la militarizzazione del territorio”, come sottolineato nei giorni precedenti anche dal sindaco di Giaglione, Marco Rey: “A pochi giorni da uno dei Natali potenzialmente più strani dai tempi della guerra- ha dichiarato – ci troviamo ad essere implicitamente ostaggio delle misure di sicurezza al cantiere della Maddalena”.

Sciolta l’assemblea, i dimiostranti si sono mossi in corteo verso il cantiere dietro lo striscione con la scritta: “La Val di Susa è nostra e la difenderemo!”, recitava lo striscione di apertura. Tra i manifestanti, i militanti del centro sociale Askatasuna di Torino, gruppi provenienti da Milano, dal Nord-Est e da Bologna, appartenenti all’area antagonista.

I primi scontri si sono verificati quando i manifestanti sono giunti suk sentiero ’Gallo-Romano’ dove un cancello impedisce di proseguire. Le forze dell’ordine schierate sono state bersagliate da bombe carta e petardi ai quali hanno risposto con il lancio di lacrimogeni. I dimostranti si sono quindi divisi in gruppi dando vita ad una guerriglia nei boschi intorno al cantiere. Fonti vicine alla Questura riferiscono di  250 incappucciati che avrebbero seguito una strategia ben precisa, attaccando su tre punti nel tentativo di accerchiare e superare i reparti delle forze dell’ordine per raggiungere il cantiere, appoggiati dai militanti che si trovano nell’area dei Mulini, dove da qualche mese c’è un presidio No Tav.

I disordini sono durati fino alle cinque del pomeriggio, con i manifestanti sparpagliati nei boschi. Quindi i dimostranti sono rientrati a Giaglione.

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