Potrebbe essere un paese come il nostro quello immaginario in cui, all’inizio degli anni Novanta, si dipana la storia narrata ne “L’ultimo treno della sera” (Le Giraffe di Robin Edizioni, 250 pagine, 15 euro), opera prima (e notevole) di Gabriella Tessa, in libreria dallo scorso ottobre.

Lucia, Sandrino, Diego, Carola, Irene, Silvana, Alice sono i nomi di alcuni dei personaggi di questo dramma che a tratti prende le forme di una tragedia, mentre in altri momenti pare farsi commedia, farsa, come la vita.

Dietro l’apparenza di un ambiente “normale” si celano infatti  episodi inquietanti e talvolta squallidi che pian piano vengono a galla, fino a tracimare, in un susseguirsi di colpi di scena inaspettati. Pare, in principio, un racconto “folle”, scriteriato, dove i personaggi sembrano essere indipendenti gli uni dagli altri.

Nessun legame pare intercorrere fra molti di loro, se non il semplice fatto di essere contemporanei. Eppure qualcosa che li lega c’è ed è molto più profondo di quanto essi stessi possano immaginare.

Servizio su La Valsusa del 3 dicembre.

Alberto Tessa

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