Chiesa oggi

Novalesa, arrivano i monaci di Rhemes-Notre-Dame

Il Chiostro dell’Abbazia di Novalesa

Novità per la millenaria abbazia di Novalesa dedicata ai Santi Pietro e Andrea. Dopo un anno di affiancamento (avviato nel settembre 2021) la Koinonia de La Visitation di Rhemes-Notre-Dame (Aosta) e quella del complesso novalicense si sono fuse in un’unica comunità monastica come decretato nei giorni scorsi dall’abate presidente della Congregazione Sublacense Cassinese dell’Ordine di San Benedetto.

I monaci benedettini di Novalesa hanno eletto priore conventuale fratel Michael Davide Semeraro.

Gli appartenenti della Koinonia garantiranno la loro presenza a Rhemes-Notre-Dame fino ai primi di settembre, dopo di che si trasferiranno in Val Cenischia.

Per celebrare la fusione tra le due comunità monastiche, che consolida la presenza attiva dell’abbazia di Novalesa sul territorio, per domenica 26 giugno la Città Metropolitana di Torino ha organizzato una tappa dei circuiti musicali “Organalia” e “Regie Armonie lungo la Via Francigena in Valle di Susa” proprio nella chiesa abbaziale, alle 16.

Lorenzo Ghielmi

Il concerto s’intitola “Echi del XVII secolo” e avrà come protagonista l’organista Lorenzo Ghielmi.

La storia della Novalesa

Posta al centro della Valle Cenischia, l’Abbazia di Novalesa è circondata da uno straordinario anfiteatro naturale, ai piedi del Monte Rocciamelone.

Fu fondata nel 726 da Abbone, signore franco di Susa e Maurienne, che ne volle fare un presidio e controllo del valico del Moncenisio, affidandola ai monaci benedettini.

Dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Andrea, l’Abbazia figurava tra le più importanti d’Europa nell’XI secolo, quando furono realizzati gli affreschi della cappella di Sant’Eldrado, che ancora oggi stupiscono e affascinano per la luminosità e la conservazione cromatica.

Nella chiesa, costruita nel XVIII secolo sulle fondamenta di un preesistente edificio di culto di epoca tardo-romana, sono ancora visibili degli affreschi risalenti a più di mille anni fa, come la “Lapidazione di Santo Stefano”. Il monastero conserva ancora oggi quella che doveva essere la planimetria originaria: un chiostro centrale, fiancheggiato sul lato nord dalla chiesa e sugli altri lati dagli ambienti necessari al funzionamento della comunità.

Nei pressi del monastero, quattro cappelle sono dedicate a Santa Maria, al Santissimo Salvatore, a San Michele, a Sant’Eldrado e San Nicola.

Negli anni successivi alla fondazione l’abbazia ottenne dai sovrani franchi Pipino il Breve e Carlo Magno numerosi privilegi, tra cui quello della libera elezione dell’abate e del pieno possesso dei beni di fronte ad ogni autorità laica ed ecclesiastica. In quel tempo il monastero estendeva i suoi domini anche nel Basso Piemonte, fino all’entroterra ligure di Ponente.

Distrutto dai Saraceni nel 906, il monastero fu ricostruito nella prima metà dell’XI secolo su iniziativa di Gezone, abate di Breme. Con i villaggi della Val Cenischia (Ferrera, Venaus e Novalesa) l’abbazia costituì per alcuni secoli una circoscrizione ecclesiastica autonoma.

Nel 1646 ai benedettini si sostituirono i Cistercensi, che rimasero a Novalesa fino al 1798, quando furono espulsi dal Governo provvisorio piemontese. Il monastero fu successivamente affidato ai monaci trappisti.

Fu requisito dallo Stato nel 1855, quando fu approvata la Legge sui Conventi.

La storia più recente è quella dell’acquisto da parte dell’allora Provincia e del recupero di un patrimonio di arte, storia, cultura e spiritualità.

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