È risaputo che ogni tragedia attiri gli sciacalli e gli avvoltoi.

Nella prima grande epidemia ai tempi di internet, la truffa non poteva che arrivare pure via mail.

Sono infatti numerose le segnalazioni arrivateci riguardo a un incremento del cosiddetto “phishing”, un fenomeno attraverso cui i truffatori del terzo millennio, carpita la fiducia delle loro vittime, si fanno consegnare dati sensibili (numero di carta di credito o di conto corrente…) e attraverso di essi provvedono a svuotare le tasche, per nulla virtuali, di chi ha abboccato.

Altro tipo di mail truffaldina, e spesso zeppa di errori ortografici, è quella che invita a cliccare un link da cui si possono scaricare coupon del valore di centinaia, talvolta migliaia di euro. In tempo di Coronavirus, i premi si sono molto ridotti, ma mantengono il loro mirabolante potere attrattivo: un pugno di mascherine oppure qualche confezione di un noto disinfettante per le mani.

Il link spesso nasconde un virus informatico che prende possesso del nostro pc e ne ruba tutti i dati sensibili, oppure, peggio ancora, lo prende letteralmente in ostaggio, chiedendo poi un riscatto in bitcoin per liberarlo (e quasi mai questo avviene).

L’invito è sempre lo stesso: non aprite mai link dubbi e controllate sempre l’indirizzo mail del mittente e, se possibile, segnalate il tutto alla Polizia Postale.

© Riproduzione riservata