Era aprile quando, rinchiusi nelle nostre abitazioni in pieno confinamento nazionale, intervistai in videochiamata tutti e sei i componenti della band segusina “cndb“, attiva musicalmente dal 2018. Allora erano usciti i loro primi due singoli, “Ho trovato un lavoro” e ‘L’idea che hai di me”, pubblicati per l’appunto durante la quarantena. A distanza di nove mesi dal saluto di quella videochiamata, mi richiamano pochi giorni fa per annunciarmi l’uscita imminente di un loro nuovo inedito: “Onde“, una bellissima ode alla musica, vissuta come colei che è in grado di salvare da qualsiasi situazione. Anche da una pandemia. Un inedito nuovo non solo perché uscito recentemente, l’8 di gennaio, ma anche perché ha saputo innovarsi nei termini della sostanza, del contenuto e della sua realizzazione.

La band – di cui ricordiamo far parte Sonia Bilotta (voce), Lorenzo Bottino (batteria), Simone Bottino (chitarra), Yarin Cardillo (chitarra), Samuele Garofalo (tastiera) e Alessandro Uccelli (basso) – è indubbiamente riuscita a stupire in termini di innovazione e originalità: il grande campo semantico, protagonista dell’intera canzone, è il mare, inteso come uno stato mentale e definito bene nel testo del brano anche grazie alla collaborazione di cinquantadue voci esterne ai componenti dei cndb, che hanno contribuito a creare, con letture e conversazioni a tema marittimo, un sottofondo poetico alla canzone, in grado di trasportare l’ascoltatore sulle onde di un mare mentale.

“Il pezzo era in cantiere da tanto tempo, nasce praticamente più di un anno fa”, spiega Simone Bottino, chitarrista dei cndb. “Samuele, il tastierista, stava componendo la linea di piano della strofa e del ritornello. L’ho ascoltata la prima volta mentre stavo andando a lezione e me ne sono innamorato sin da subito. Tornato a casa dall’università, ho composto subito la parte della chitarra acustica, ispirandomi molto ai Coldplay del primo album. Samuele decide così di registrare con il telefono anche la linea dell’arpeggio di chitarra iniziale; la cosa interessante è che, mentre era intento a registrare, suo fratello stava guardando la televisione e nell’audio sono state inserite accidentalmente anche le voci provenienti dalla TV. Riascoltando ci siamo innamorati dell’effetto finale e abbiamo deciso di riproporlo nella canzone, coinvolgendo le voci di cinquantadue persone della nostra cerchia di amici e parenti. Grazie a un lavoro di mixaggio e di editing il risultato è stato davvero soddisfacente: anche se le persone erano libere di leggere e interpretare qualunque testo che parlasse del mare, delle onde, dell’acqua, alla fine siamo riusciti a fare un collage delle loro voci creando un filo logico tra i loro dialoghi e il nostro brano”. 

Articolo completo su La Valsusa di giovedì 21 gennaio.

Ilaria Genovese

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