Che ne sai tu di un campo di fieno? Parafrasando Lucio Battisti viene in mente questa frase dopo aver visto docenti universitari e studiosi dell’Arpa in azione, con tanto di trattore e “spazzole”, in un grande prato a Oulx.

Michele Lonati, docente di botanica dell’Università di Torino, è solito alternare le lezioni in aula alle operazioni sul…. campo. Venerdì 10 luglio è una di queste occasioni.

Con lui Mauro Camino ed Enrico Rivella dell’Arpa, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente che sta monitorando che vangano attuale le operazioni richieste dalle prescrizioni del Cipe per la tutela e la preservazione dell’ambiente e della biodiversità sui territori interessati dal passaggio della nuova linea ferroviaria Torino-Lione.

L’obiettivo di questa missione sul… campo: esaminare le tipologie di erba presenti sul prato (“ci sono  tra 100 e 200 specie diverse”, spiega il professore) e poi ricavare i semi utilizzando macchinari appositi che in Piemonte non esistono. Come la  “spazzolatrice ” trainata dal trattore assemblata da da una ditta lombarda da cui è stata noleggiata.

Già, perchè qui si tratta proprio di “spazzolare” l’erba per  raccogliere i semi che dopo verranno messi ad essiccare per qualche mese per poi, in autunno, essere sparsi nelle radure del corridoio ecologico creato nei dintorni del cantiere Tav di Chiomonte per consentire la sopravvivenza della  farfalla Zerynthia polyxena. “La “spazzolatura” in corso e la raccolta dei semi che saranno piantati nel corridoio – aggiunge Lonati – è  finalizzata migliorare la biodiversità delle radure, favorendo piante e insetti vari attraverso piante e fiori autoctoni della valle di Susa”

Insomma Telt, accanto alla posa dei binari e allo scavo dei tunnel, è chiamata non solo a garantire una sorta di “autostrada” per far volare questa farfalla rara, la cui esistenza a Chiomonte è stata scoperta alcuni anni fa  ma anche a far crescere una cospicua dose di “erba buona locale” per sostenere la biodiversità dell’ambiente.

Ma per l’Università di Torino l’occasione è buona anche per provare a dare anima e gambe a un progetto che prevede la costruzione di una “filiera corta del fieno locale”; un’opportunità interessante per l’agricolturia locale.

Perchè oggi spesso succede, spiega Lonati, “che i coltivatori  acquistino i semi del fieno da Paesi dell’est Europa. Nulla di male, per carità. Ma perchè non creare, con questo sistema, una filiera che valorizzi le erbe locali valsusine e piemontesi?”.

L’Università torinese, qualche tempo fa, ha partecipato a un bando europeo piazzandosi al sesto posto e garantendosi così il finanziamento per concretizzare il progetto. Ma le procedure sono poi state interrotta da un ricorso. “Siamo comunque in classifica – spiega Lonati – ma l’opportunità di partecipare a questa innovativa raccolta dei semi da destinare al corridoio ecologico di Chiomonte ci consente di far partire comunque il progetto”.

© Riproduzione riservata