A causa di un’emergenza che dura ormai da più di un anno, siamo tutti prostrati, stanchi, aggressivi, tanto che talvolta stentiamo a riconoscerci. Costretti in casa per la maggior parte del tempo, sfoghiamo le nostre frustrazioni su chi ci sta intorno o sui social che spesso diventano una “cloaca” dove si riversano gli istinti peggiori.

La Psicologia, a prescindere, può aiutarci a capire alcune delle dinamiche che ci fanno “funzionare” in questo periodo. Se poi, come nel caso della giavenese dottoressa Manuela Versino, la psicologa che ci tende una mano è passata anche lei attraverso le “forche caudine” del Covid-19, possiamo essere ancora più fiduciosi nel tentare di capirci qualcosa.

Dottoressa Versino, quali sensazioni può generare tutto questo “chiudi e apri”?

Disorientamento, impotenza e rabbia. Come si sostiene in analisi transazionale (il mio orientamento come psicoterapeuta), uno dei bisogni fondamentali dell’uomo è la “strutturazione del tempo”. L’essere umano ha bisogno di prevedibilità e di sentire di avere voce in capitolo nella propria vita.

Non è tanto o solo l’apri e chiudi, ma soprattutto di modalità di comunicazione errata. È inutilmente stressante essere informati quasi sempre all’ultimo e doversi riadattare e riorganizzare dal punto di vista lavorativo e familiare. Francamente, come tanti colleghi mi chiedo spesso se dietro il sistema di comunicazione ci siano anche degli psicologi esperti in comunicazione delle masse, ma temo di no.

Intervista completa su La Valsusa del 18 marzo.

Alberto Tessa

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