Forse la felicità è la perfetta corrispondenza fra ciò che si è e ciò che si fa. Detta così potrebbe sembrare semplice, ma scoprire la propria vera essenza (e poi agire di conseguenza) è una delle cose più complicate della vita, una vera e propria missione che può occupare l’intera esistenza.

Forse, però, Paola Giacomini è una delle persone al mondo che più si avvicina all’essere veramente felice, perché da tempo sa qual è la sua strada e la percorre, senza porsi troppi problemi.

La sua essenza è la voglia di libertà, di vedere il mondo intero in sella ai suoi cavalli e attraverso i volti delle popolazioni che vivono lontane dal caos delle città, talvolta in zone che definire remote è un eufemismo.

Con il suo ultimo viaggio a cavallo, dalla Mongolia all’Italia, passando per Cracovia e seguendo le tracce dei guerrieri mongoli di Gengis Khan, Paola, capriese di 39 anni, si è ancora una volta messa in gioco.

Partita lo scorso giugno da Harahorin, l’antica capitale mongola situata a circa 400 chilometri a sudovest di Ulan Bator, Paola ha momentaneamente “parcheggiato” i suoi due cavalli, due castrati mongoli chiamati Tgegheré (che significa “Dritto”) e Custode, in un monastero russo e sta visitando, a piedi e con mezzi di fortuna, il Kazakistan.

L’abbiamo “intercettata” in un momento di pausa ad Almaty, l’antica capitale dell’ex repubblica sovietica.

Articolo completo su La Valsusa del 29 novembre.

Alberto Tessa

Kokpar

Il gioco del Kokpar in Kazakistan, una sorta di antenato del polo

Mongolia

Il giorno della partenza, in Mongolia

Bivacco siberiano

Bivacco siberiano

Paola Giacomini ad Almaty, in Kazakistan

Paola Giacomini ad Almaty, in Kazakistan

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