Ci sono eventi nel mondo del ciclismo che rappresentano l’essenza di questo sport, momenti che ne hanno scritto la storia indelebile. Le gare dei grandi campioni hanno fatto la storia, ma ci sono anche migliaia e migliaia di appassionati che pedalano su tutte le strade, da quelle più famose a quelle quasi di tutti i giorni. Poi ci sono quelli ancora più appassionati che ambiscono a percorrere quelle strade così famose, dai grandi colli nostrani (qui in Valle di Susa il Colle delle Finestre su tutti, senza dimenticare Sestriere, Moncenisio e diversi altri), alle classiche in pianura. Ma anche quelle estere attirano l’attenzione e nomi come Parigi e Roubaix evocano subito grandi percorsi.
E così dalla Valle di Susa, ancora una volta, un gruppetto di pedalatori è partito, questa volta alla volta della grande classica del nord, per la “sfida infernale”, come dicono gli organizzatori: “Come la Paris-Nice Challenge e la Liegi-Bastogne-Liegi Challenge, la Paris-Roubaix Challenge offre ai ciclisti amatoriali la possibilità di vivere un’esperienza il più possibile vicina a una leggendaria corsa professionistica: la Parigi-Roubaix.
Poche ore prima dei professionisti, ciclisti amatoriali provenienti da tutto il mondo potranno mettere alla prova il proprio coraggio contro la leggenda dell’Inferno del Nord e i suoi favolosi settori in pavé, tra cui il Carrefour de l’Arbre e la Trouée d’Arenberg”.
Guida del gruppo è anche questa volta Fabrizio Ferraro, a cui abbiamo chiesto di raccontare l’avventura, a partire da come è iniziata.
“Parlando con un rappresentante di un grosso marchio di bici – spiega Ferraro – che l’aveva fatta l’anno scorso, mi diceva ‘guarda che è molto bella, super impegnativa, l’ho fatta con tre amici, è una bella esperienza’. Allora sono andato sul sito della ‘Challenger Parigi Roubaix’ e mi sono iscritto. È nata così. Poi parlando con uno, parlando con l’altro… ci siamo ritrovati in 4”.
È comunque una corsa impegnativa? “Si, impegnativa, però affascinante. Dico sempre che quelle cose sono come la ‘Milano-Sanremo o una finale di Champions. Vai a fare una cosa che probabilmente non farai mai più. Ho 61 anni e quindi una me la sono tolta, magari tra un altro anno andrò a fare le Fiandre, poi la Amstel Gold Race ed altre… Sono partito subito forse con la più difficile. Però tornassi indietro la rifarei domani mattina”.
I tracciati sono tre, 70, 145 e 170 km. Quale avete fatto? “Il 145 Km, lo stesso percorso che hanno fatto le donne (della gara competitiva), con 58 km di pavè, quella è la parte difficile, perché 150 km se sei allenato, li fai in scioltezza, io avevo quasi già 3000 km di bici da gennaio ad oggi.
Ma il pavè… lo immaginavo brutto, difficile ma non così. Era una mulattiera, i primi tratti dei 19 totali (sono tutti differenziati uno dall’altro da una a stelline di difficoltà. 5 stelle, come la famosa foresta di Arenberg, è una mulattiera come ne troviamo qua lungo i sentieri di montagna, che però devi affrontare o con una bicicletta da corsa o con una gravel quindi non è semplice. Poi c’è tanto asfalto in pianura, il paesaggio è essenzialmente agricolo, Roubaix è una vecchia città mineraria e tessile, è famosa solo per la gara.
C’è questo velodromo che è vecchissimo, ed anche la corsa è una delle più vecchie al mondo, questo l’ha resa famosa, poi l’hanno vinta tanti grandi campioni, quindi quando entri nell’ultimo chilometro c’è questo pavè che hanno fatto proprio per ricordarli, e per terra ci sono tutte queste pietre che quando tu passi sopra… È un po’ come entrare in un campo sportivo dove hanno giocato Cristiano Ronaldo, Diego Maradona. Qui poi ci sono ancora le docce in cemento come un tempo e le usano ancora i campioni di oggi.
Quanti sono a fare la gara del sabato e come è andata? “Noi eravamo più o meno 10.000 partecipanti, più o meno, e c’era un tabellone, all’ingresso, con tutti i nomi stampati. Poi direi che è andata bene così, pur con il freddo, il vento contrario da classico tempo del nord. Non un è bene ma noi siamo abituati- Le bici, quasi tutte gravel, qualche mountain bike, alcuni con la bicicletta da corsa. I professionisti, logicamente, alla domenica tutti con la bici da corsa. Per i cicloamatori, perché non è così semplice soprattutto nei tratti in pavè, mentre l’asfalto è quello che puoi trovare qua da noi, è asfaltato bene, ma sul pavè invece, soprattutto i tratti a 4 e 5 stelle, devi andare molto forte, perché se vai piano poi non ne esci. Più vai piano e più sembra che vai dentro le montagne russe, ti sbalzano tutte le parti. Devi stare seduto e andare forte, più forte vai e meglio è, con le conseguenze che se però magari cadi, ti fai male, sono anche i consigli che mi ha dato l’amico Marzio Bruseghin, che questa gara l’ha fatta da professionista.
Fa tutto parte del fascino della gara, con un sacco di bambini lungo la strada, tutta gente che fa il tifo, allora è una festa”.
Quindi lo rifaresti comunque? “Sì, assolutamente sì. Poi alla fine noi siamo andati anche bene, abbiamo fatto i 26 km di media, per essere dei cicloamotori siamo andati molto molto bene, ma anche perché non guardavano il tempo, c’erano dei ristori dove ci sono fermati, abbiamo fatto qualche foto e non abbiamo avuto inconvenienti tecnici di nessun genere. Poi tutto era organizzato bene, le strade tutte segnalate molto bene.
Sono stati quattro giorni bellissimi, ma lunga la distanza, ci vanno 10 ore di macchina per andare e 10 ore a tornare. Ma ora è tempo di pensare alla prossima, nel 2027 mi piacerebbe fare le Fiandre…”



















