Stiamo con la cucchiarella in mano e lo scolapasta in testa e non le nascondo che sono parecchio inc…avolato”.

Non rinuncia a una nota ironica, ma il sorriso del dottor Michele Grio, primario della Rianimazione dell’ospedale di Rivoli, dietro la mascherina, è amaro. Delle promesse fatte “dall’alto” poco o nulla è stato concretizzato: pochi nuovi mezzi, ancor meno professionisti che quei mezzi li sappiano usare.

A parte la direzione dell’Asl che, per quanto possibile, ci è sempre venuta incontro, nessun altro si è mosso e noi abbiamo sempre le stesse armi di marzo e aprile. Per fortuna, le sappiamo usare al meglio, ma ci saremmo aspettati molto di più per affrontare una seconda ondata che era stata ampiamente prevista e che di solito, come la Storia ci insegna, è peggiore della prima”.

Il personale è quello di sempre, già fiaccato dalla lotta di sei mesi fa e ora è chiamato nuovamente ad andare in trincea.

Almeno il virus si è rabbonito? “Macché! Il virus è sempre lo stesso e fa i medesimi devastanti danni di sei mesi orsono. Le polmoniti che provoca sono le stesse. Terribili. È talmente subdolo che non riusciamo a combatterlo direttamente: noi teniamo in vita il paziente, in attesa che il virus faccia il suo corso e che il sistema immunitario della sua vittima riesca ad affrontarlo. L’unica nota positiva è che, per il momento, l’aggravarsi dei casi pare essere più lento e questo permette alle Terapie Intensive di reggere abbastanza bene l’urto”.

Servizio su La Valsusa del 29 ottobre.

Alberto Tessa

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