Proponiamo di seguito la lettera inviataci da un nostro lettore, un sessantenne residente a Giaveno che vuole rimanere anonimo, ma che, al contempo, desidera far conoscere al pubblico la sua esperienza di malato covid che è stato ricoverato per alcuni giorni in Terapia Subintensiva all’ospedale di Rivoli.

Gentile Direttore,

Vorrei raccontarle la mia esperienza di malato di Covid. A seguito della positività di mia moglie, per fortuna asintomatica, il 31 marzo ho effettuato all’ospedale San Luigi di Orbassano il tampone, a seguito del quale mi è stato comunicato, tramite il mio medico curante, l’esito positivo. Il mio medico, sempre molto presente in tutto l’evolversi della situazione, non avendo io nessun sintomo particolare, a parte una lieve tosse, mi ha prescritto i farmaci del caso. La mia situazione, però, il giorno di Pasqua, è peggiorata e il giorno successivo, il 5 aprile, mi sono fatto accompagnare in pronto soccorso a Rivoli. In neanche 20 minuti dall’arrivo mi è stato fatto il triage e  sono stato  immediatamente ricoverato e sottoposto a tutti gli esami del caso. Durante la mia permanenza nel citato nosocomio, sono stato ricoverato in due reparti: nel cosiddetto  “pronto soccorso sporco Covid” e, successivamente, all’ottavo piano. In entrambi i reparti ho constatato che il personale medico tutto è professionalmente molto preparato e scrupoloso, è molto presente e fa frequenti passaggi atti a monitorare le condizioni dei pazienti. Ma, cosa secondo me molto importante, è chiaro ed esaustivo nelle spiegazioni date sia ai pazienti sia ai loro famigliari durante le telefonate  effettuate  giornalmente  per informarli circa il decorrere della malattia, gli esami e le terapie adottate. Il personale paramedico (e intendo infermieri, oss e giù fino all’ultimo rispettabilissimo addetto alle pulizie) si è dimostrato professionalmente preparatissimo e disponibilissimo, sempre pronto a elargire  un sorriso con gli occhi, che sono le uniche parti del corpo visibili. Ho trovato inoltre eccellente il servizio svolto dalla psicologa che passava a chiacchierare con i pazienti e poi, munita di tablet, effettuava videochiamate ai parenti con i pazienti. Se si considera che alla mia età ero un ragazzo in confronto agli altri ricoverati, trovo che sia un servizio veramente importante.

Sono infine stato dimesso il 21 aprile; oggi sono seguito a casa dal sevizio Usca e, chiaramente, dal mio curante. A fronte di tutto ciò ritengo, pur nella malattia, di essere stato molto fortunato ad avere trovato una Sanità così efficiente.

Lettera firmata

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