Sopra l’abitato di Giaglione, domenica 18 ottobre, al presidio permanente dei Mulini, in Clarea, su invito del movimento No Tav, lo studioso e ambientalista bussolenese Mario Cavargna ha raccontato la storia di questi luoghi.

I mulini di Clarea, – ha detto Cavargna-, non sono solo le Termopili della lotta No Tav, sono anche un sito storico di grande interesse culturale. Sul confine tra Francia e Italia, da sempre è confine esemplare, largamente permeabile alle popolazioni locali che potevano avere diritti e possessi dall’una e dall’altra parte”.

Cavargna ha poi ricordato che “qui c’erano le fortificazioni di Clarea: una parte della linea difensiva eretta dai Savoia, i cui resti sono sopravvissuti agli eserciti che dovevano invadere l’Italia, ma non all’autostrada del Frejus…”.

Che cosa rimane? Ha detto lo studioso: “Si tratta del mulino già documentato nel 1300, che nella forma attuale risale ad un periodo posteriore al 1600, in cui si afferma la ruota motrice idraulica orizzontale, che poi sarà il cardine della rivoluzione tecnica preindustriale del Piemonte. Nell’edificio superstite in Clarea, oggi è ben visibile il “baratrone”.

Servizio su La Valsusa del 22 ottobre.

Giorgio Brezzo

Diego Fulcheri

 

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