Il termine tecnico, utilizzato dagli psicologi, è “riattivazione del trauma”; colpisce chi ha visto la morte in faccia, corso un grave pericolo per calamità o gravi incidenti, attraversato scenari di guerra, uccisioni, visto o subìto ferimenti. Basta “ripercorrere” in altri contesti quei vissuti attraverso situazioni che li ricordano, ed ecco che il trauma torna nella mente, si rifà vivo, crea nuova sofferenza.

E’ quello è successo in questi giorni a una bambina in fuga dall’Afghanistan mentre con la sua famiglia tentava di oltrepassare il confine francese diretta, probabilmente, in Germania.

La famiglia nella notte tra giovedì e venerdì stava attraversando i sentieri del Monginevro  lungo quella che ormai è stata definita “rotta balcanica” , quando si è trovata di fronte i gendarmi francesi. Voci minacciose, rumori, la mamma della bimba parla addirittura di uno sparo. Cosa sia davvero successo è in fase di accertamento.

La cosa sicura, certificata. è il grande choc provato in questa bimba di 11 anni nella cui mente è riapparso, prepotente, il ricordo della maledetta bomba che l’ha ferita durante la guerra nel suo paese di origine quando aveva 7 anni.

Qualche giorno prima la piccola afgana era stata sgomberata dall’ex casa cantoniera di Oulx, in alta Valle di Susa, dove aveva trovato rifugio con l’appoggio di una rete internazionale di anarchici in attesa di passare oltreconfine.

Giovedì notte il tentativo di oltrepassare il confine e… l’incontro nei boschi del Monginevro con i gendarmi francesi. E lo choc.

“Eravamo sul sentiero quando sono arrivati i poliziotti francesi. Ci hanno accerchiato e urlato di fermarci. E ho sentito dei colpi…”, ha raccontato la madre agli operatori della Croce Rossa che, dopo il respingimento al confine francese, li ha trasportati dal Rifugio Massi di Oulx, in alta Valle di Susa, a Torino.

I segni della riattivazione del trauma sono chiari: la bimba é rigida, non parla, non si muove, è molto spaventata. Il neuropsichiatra del Regina Margherita  decide di ricoverarla a scopo precauzionale. Poi i medici dell’ospedale infantile, dopo averla ancora visitata, tranquillizzata e rifocillata, la dimettono dimessa  la Procura dei minori valutando se siano stati commessi dei reati.

Anche la Questura di Torino  ha avviato accertamenti ma la polizia francese smentisce di aver sparato per fermare i migranti. Non è  confermato poi che la bimba, dopo una prima crisi, sia stata ricoverata per qualche ora all’ospedale di Briancon, come riferito sempre dalla madre. Insomma, non mancano I punti da chiarire sono anche se , ma per il presidente di Rainbow4Africa, Paolo Narcisi, “se le notizia fossero vere si tratterebbe di un episodio gravissimo”.

“Non ci stupiamo dei maltrattamenti della polizia francese, abbiamo ricevuto diverse segnalazioni”, fanno sapere le Ong, che sottolineano la gravità della situazione al confine tra Italia e Francia. Da qualche mese il flusso dei migranti é di nuovo cambiato e su queste rotte arrivano sempre più famiglie con bambini, dicono le associazioni che operano sulle montagne tra Italia e Francia.

“Nessun essere umano dovrebbe essere sottoposto a trattamenti che ne danneggino la dignità”, aggiunge Paolo Narcisi,. “In questi giorni ospitiamo molte famiglie, stiamo contenendo la situazione ma non è facile”, commenta don Luigi Chiampo, il sacerdote valsusino che assiste i migranti sulla rotta alpina.

Intanto a migliaia di chilometri di distanza, in mezzo al Mediterraneo, la Open Arms sta soccorrendo un’imbarcazione in difficoltà. A bordo 36 migranti, tra cui quindici bambini, due molto piccoli. Deboli tra i deboli. Il dramma è anche valsusino, ma non solo.

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