Si cominciava a parlare del Natale dopo l’otto dicembre, poi, con l’inizio della Novena, si entrava veramente nel clima natalizio.

Noi bambini aspettavamo con ansia le cinque del pomeriggio, ora in cui iniziava la funzione e quando sentivamo intonare “Regem Venturum Dominum…” era ogni volta una magia, non capivamo bene il significato delle parole, eppure questo canto aveva il potere di farci sentire felici ed euforici, di trasportarci in un’atmosfera natalizia di meravigliosa attesa!

La funzione si concludeva con “Tu scendi dalle stelle” che cantavamo a gran voce senza troppo preoccuparci se qualcuno era così stonato da trascinare tutti fuori dalla melodia.

Un’altra cosa che ben sapeva creare l’atmosfera natalizia era il profumo dei mandarini, anche perché non si vedevano proprio tutti i giorni; solitamente la frutta non si comprava, c’erano le nostre meline acide, qualche pera, l’uva fragola ormai un po’ secca, noci, nocciole e castagne, ma a Natale, eccezionalmente, si compravano i mandarini, colorati e profumatissimi. Per me, ancora oggi, il profumo di mandarino è rimasto il profumo del Natale.

A casa mia allestivamo un piccolo presepe sul davanzale della finestra; avevo solo una capanna di cartone, la Natività, anche se mi mancava il bue, che disegnavo su di un cartoncino e ritagliavo come sapevo, avevo anche due pastori di cui uno senza una gamba, qualche pecora un po’ spelacchiata e un’oca più grande del bue che sistemavo in mezzo al laghetto fatto con lo specchio.

Il muschio però, quello era vero, morbido e profumato, raccolto con cura non lontano da casa.

L’albero di Natale invece, con mio papà, andavamo a tagliarlo nel bosco e una volta tornati a casa, pensavamo agli addobbi, sempre gli stessi, caramelle cri-cri di tanti colori, pupazzi, animaletti e monete di cioccolato con la carta dorata, noci e nocciole avvolte nella stagnola e qualche mandarino.

Le luci erano candeline vere, di cera che avevano alla base, una piccola pinza: serviva a fissarle ai rami dell’albero.

Aspettando Gesù Bambino

La notte di Natale i bimbi aspettavano Gesù Bambino, “lou Bambin” che nell’immaginario collettivo, era un bimbo di pochi anni, vestito di bianco con i riccioli biondi. Arrivava la notte di Natale, camminando a piedi nudi nella neve sempre abbondante. Portava a spalle una minuscola gerla che conteneva regali piccolissimi, perché altrimenti sarebbero stati troppo pesanti per Lui. I bambini, questo lo sapevano e non pretendevano di più.

Andavano a letto presto ma facevano di tutto per non addormentarsi, volevano restare svegli per vedere Gesù Bambino quando arrivava con i doni. Ovviamente non ci riuscivano mai, ma la mattina di Natale, in fondo al letto, trovavano sempre qualcosa, magari solo qualche caramella e un piccolo Gesù Bambino di zucchero, qualche nocciolina americana, e qualche rara volta, anche un piccolo giocattolo.

Alla Messa di Mezzanotte

La vigilia di Natale era un giorno di gran fermento, si iniziava a preparare il pranzo per il giorno seguente, le borgate che disponevano del forno, lo accendevano e le donne portavano a cuocere i piatti delle feste. Si usava preparare le cipolle ripiene, la torta di pasta e riso, il pane di farina gialla con l’uvetta (lou pan ‘d melia) che voleva assomigliare ad un panettone ma era una cosa totalmente diversa, ma anche il minestrone di fagioli con il fratin, poco fine ma tanto buono!

Il racconto completo è sull’edizione del 20 dicembre de La Valsusa.

Giorgetta Usseglio Gros

Giorgetta Usseglio Gros

Giorgetta Usseglio Gros

 

© Riproduzione riservata