Difficile fare valutazioni, esprimere giudizi, ed è poi del tutto fuori luogo ergersi ad espertoni, ad arroganti “so-tutto” e ad inutili consiglieri del giorno dopo.

Di fronte a tragedie come quelle che hanno tolto la vita a Claudio Bergero, Patrick Negro e Cala Cimenti, è doveroso osservare un rispettoso silenzio, o affidarci alle parole di chi sa di cosa si stia parlando (vedi le tre opinioni di appassionati ed operatori professionisti ospitate in questa pagina).

E magari si può sussurrare agli amici periti in montagna un sincero grazie.

Grazie per esserci stati al fianco, per averci regalato emozioni, per essere stati compagni e papà affettuosi, e promettendo loro di non dimenticarli mai, perché poi presto torneremo in montagna, quella montagna così splendida anche se a volte crudele.

Prendiamo in prestito le parole che un amico di “Cala”, lo sportivissimo segusino Carletto Germanetto, gli ha dedicato su facebook, allargandole anche agli altri amici scomparsi,

ma sempre presenti.

“…è che ne avevo trovato uno a cui gli occhi brillavano forte… vedevo le fiammelle a parlare di pendii dritti e ghiacciati, a pensare a decolli, e atterraggi. uno scemo come sono io… che ridi perché stai su una cresta perché il vento ti ha dato uno schiaffo o la pioggia ti ha preso a metà giro, perché sei in nube e tanto ridi lo stesso. Un po’ Pippo più sovente Superpippo. Ognuno ha i suoi posti. A volte in alto, molto in alto… e l’altezza la cerchi sempre e non ti basta mai… perché salire è il tuo posto, perché il limite è casa tua. fan male gli occhi stasera, perché le passioni hanno prezzi alti ultimamente… fanno paura i sogni perché chi ha il coraggio di viverli sa che cosa costano… ma si raccontano i sogni magari ne scrivi perché anche gli altri possano farli. Perché l’equilibrio è un arte sottile… e a volte come il saggio zen, la fragola va gustata anche appena prima di cadere. Dolce come l’abbandono del commiato. Perche quell’attimo è l’inchino dopo uno spettacolo grandioso… Chapeau Cala! Che sia un buon volo”.

Servizi e interviste sui pericoli della montagna su La Valsusa del 18 febbraio.

Giorgio Brezzo

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