Dalla redazione de La Voce e il Tempo

Diventa beata la suora cottolenghina che, nata in Veneto, si formò a Torino, da dove partì missionaria per il Kenya. Papa Francesco il 13 dicembre, nell’udienza al cardinale prefetto delle cause dei santi Marcello Semeraro autorizza il miracolo attribuito alla venerabile Maria Carola (Fiorina) Cecchin, professa della Congregazione delle Suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, che diventa così beata.

Fiorina Cecchin nasce a Cittadella (PD) – Il 3 aprile 1877 da Francesco e Antonia Geremia, quinta di 8 figli di cui i primi due morti in tenerissima età. I genitori, cristiani convinti, dicono loro: «Il Signore ci dia la grazia di vedervi morti piuttosto che cattivi». Frequenta la scuola, ama la solitudine e il silenzio per sentire la voce di Dio. Dopo un corso di esercizi decide di entrare dalle Dorotee di Cittadella, che non l’accettano. Il parroco si rivolge al «Cottolengo» di Bigolino e Fiorina è accettata: si occupa di un gruppo di bambine orfane. Accolta a Torino nel 1896 – è la 139ª postulante di quell’anno – inizia la formazione, indossa l’abito religioso, prende il nome di suor Maria Carola. Emette i voti tra le Vincenzine nell’Epifania del 1899.

Per qualche anno presta servizio come cuoca a Giaveno. La superiora è «ammirata per l’obbedienza, l’umiltà e la preghiera, virtù rese attraenti dalla carità perché sempre disposta a sacrificare sé stessa per essere di sollievo a tutti». Lavora nella cucina centrale della Piccola Casa. Padre Aymo testimonia «del suo zelo, del suo amore a Dio, della sua preghiera, della sua carità. Verso le persone a lei affidate, sentiva di essere non superiora ma mamma».

Il 19 marzo 1904 presenta domanda al Padre – «La prego volermi concedere un grande favore: quello di far parte della prima spedizione di suore missionarie, che partiranno per l’Africa. Ho sempre nutrito un grande desiderio di sacrificarmi per i poveri e sarei lieta se questi poveri fossero i selvaggi d’Africa». Riceve il crocifisso dal cardinale arcivescovo di Torino Agostino Richelmy: «Ricevi l’immagine del tuo sposo Gesù crocifisso, portala con riverenza e amore; ti sia fedele compagno in via, sostegno nelle tribolazioni e angustie, riparo contro le insidie del demonio, sollievo nelle apostoliche fatiche e premio in punto di morte. Fa’ conoscere e amare Gesù agli infedeli e accelera il giorno in cui, per tutto il mondo, vi sia un solo ovile e un solo pastore». Parte il 28 gennaio 1905, con la terza spedizione di suore, da Trieste: dopo due settimane approda a Mombasa in Kenya.

Prima destinazione Limuru, poi altre come superiora: Tuthu, lciagaki, Mugoin, Wambogo, Nyeri, Egoji e Tigania. Rimane per vent’anni senza rientrare. Suor Carola – dice una consorella – è «attiva ma non dissipata, seria ma non ruvida, schietta ma non imprudente; di una pietà così soda e soave da mostrare una santa libertà di spirito. Con la stessa disinvoltura afferra il mestolo o il rosario; è sempre la stessa con le consorelle, gli estranei e i missionari, nei giorni di tregua e nelle incombenze più difficili e pressanti».

I superiori della Piccola Casa dispongono il rientro delle Suore cottolenghine perché subentrano le Missionarie della Consolata, fondate dall’Allamano il 29 gennaio 1910. L’enterocolite sanguigna, dolorosa e debilitante, le procura gravi dolori. Nonostante questo, visita i malati nei villaggi, catechizza con le parole e i gesti. Mons. Perlo, dopo insistenti richieste, concede alle cottolenghine di lasciare il Kenya: suor Carola decide di partire per ultima. Imbarcata il 25 ottobre 1925 sul piroscafo «Porto di Alessandretta», si aggrava e muore il 13 novembre: è «sepolta tra le onde» del Mar Rosso, fra Massaua e Suez. Il 4 febbraio 2014 la Conferenza episcopale piemontese autorizza l’avvio dell’inchiesta diocesana.

 

«Il miracolo», sottolinea la postulatrice suor Antonietta Bosetti, suora cottolenghina, «riguarda l’immediato, completo e duraturo, non spiegabile scientificamente, ritorno alla vita, dopo 30 minuti, del neonato Msafiri Hilary Kiama considerato ‘still birth’, nato senza segni vitali con assenza di attività cardiaca, tono muscolare e colorito cianotico». Il bambino venne alla luce il 14 aprile 2013 su una Land Rover nel tragitto da Gatunga a Matiri (Meru – Kenya) e dopo la preghiera accorata di suor Katherine, cottolenghina, rivolta a suor Maria Carola, il piccolo improvvisamente cominciò a respirare e ora, a distanza di otto anni, continua a crescere serenamente».

La Superiora generale delle suore del Cottolengo, Madre Elda Pezzuto, insieme al Padre generale della Piccola Casa, don Carmine Arice, e al superiore generale dei Fratelli cottolenghini, fratel Giuseppe Visconti, hanno subito espresso la loro gioia, a nome della Piccola Casa diffusa nel mondo e in particolare in terra africana, per questo dono della Provvidenza e la loro gratitudine al Papa per aver autorizzato la promulgazione del decreto sul miracolo attribuito all’intercessione di suor Maria Carola. «Continuiamo sempre più intensamente la preghiera d’intercessione a suor Maria Carola», sottolinea Madre Elda, «soprattutto in questo tempo di attesa del Natale di Gesù, perché ogni Vita sia desiderata, accolta come dono e amata nella sua unicità e originalità. Deo gratias sempre!». «La notizia è fonte di grande gioia in tutta la Piccola Casa sparsa nel mondo», sottolinea Padre Carmine Arice, «siamo certi che il Signore ci dona l’esempio di suor Maria Carola, in cammino verso gli altari, come modello per continuare ad essere fedeli al carisma di San Giuseppe Benedetto Cottolengo in Italia e nel mondo intero.

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