L’apertura degli impianti sciistici rimane un tema caldissimo a Sauze D’Oulx ed in tutte le Terre Alte.

Ecco allora che il sindaco di Sauze d’Oulx, Mauro Meneguzzi, ha deciso di scrivere direttamente una lettera ai ministri Roberto Speranza, Dario Franceschini e Vincenzo Spadafora e al presidente della Regione, Alberto Cirio.

Una lettera per segnalare come l’incertezza in cui sta vivendo la montagna non sia ormai più  sostenibile.

Il sindaco Meneguzzi fa il punto della situazione: “A causa  della  pandemia,  sin  dal mese  di marzo  dello scorso   anno, si è dovuto ahimè sospendere l’attività della stagione invernale, fonte primaria di sostentamento ed occupazione per le popolazioni montane della nostra Alta Valle di Susa, e specificatamente i territori di Sauze d’Oulx e del comprensorio sciistico della Via Lattea. A distanza ormai di 10 mesi, contrariamente a quanto avvenuto, ad esempio, per le stazioni sciistiche invernali negli Stati Uniti o in Svizzera, non è stato ancora possibile definire delle linee guida che permettano  la convivenza dell’attività sciistica all’aperto con l’evoluzione della diffusione del Virus. Vediamo quotidianamente ad esempio, nei grandi centri urbani, soprattutto dei grandi centri commerciali, (vedi IKEA a Collegno), grandi e numerosissimi assembramenti di persone nonché avremo a breve  sotto gli occhi i grandi affollamenti di studenti all’esterno degli edifici scolastici all’ingresso ed uscita dalle lezioni e talvolta, legittimamente,  ci chiediamo come ciò possa accadere, ma lo sci debba restar al palo”.

Il primo cittadino chiede inoltre chiarezza: “Nella piena consapevolezza della gravità della situazione sanitaria, chiediamo però che vi sia chiarezza nelle decisioni e soprattutto una progettualità in prospettiva, finalizzata ad una ripresa in tempi, magari lunghi, ma certi. Non possiamo accettare questo pantone di colorazioni, che variano ad intervalli di pochi giorni, perché   questo impedisce una qualsiasi programmazione. Prendo ad esempio quanto accaduto nel periodo pre-natalizio, in cui il Piemonte, grazie ad un lungo periodo in cui si è operato in modo virtuoso ed attento da parte della Regione ed al senso civico  dei Piemontesi, era in zona gialla; su questa base gli operatori commerciali tutti, che già tanto avevano investito nella primavera per mettere in atto tempestivamente tutte le misure di prevenzione contro il virus finalizzate a “poter lavorare”, si erano organizzati rifornendo magazzini, assumendo personale etc, pensando di poter affrontare, seppur in maniera ridotta, il periodo che storicamente  rappresenta oltre il 40% del fatturato  invernale. E invece, all’ultimo zona rossa, tutto fermo”.

Meneguzzi pone quindi l’attenzione sulla data chiave del 18 gennaio: “Il prossimo appuntamento che si sta avvicinando, e che determinerà la sopravvivenza o la soccombenza della montagna, delle persone, aziende e professionisti della neve che ci vivono, adesso è la data del 18 gennaio. Ma che colorazione avremo il 18 gennaio e quando ci sarà dato di saperlo? Saranno state  definitivamente  determinate  le linee  guida per  l’apertura degli impianti di risalita? Saremo   aperti magari per qualche giorno e poi verremo chiusi di nuovo? Aprire una stazione sciistica comporta una lunga  programmazione, attivazione delle forniture Enel, assunzione del personale e sua formazione professionale, produzione di neve programmata, messa in sicurezza delle piste da sci, eccetera. Non sono attività che possono essere espletate in pochi giorni”.

Di qui l’accorato appello: “La   montagna, anzi, direi l’Industria del Turismo Invernale Montano, hanno assoluto bisogno di una scelta determinata e definitiva, e una certezza dei ristori di cui tanto si parla, della loro congruità e tempi certi di erogazione degli stessi. La gente di Montagna non vuole elemosine, i Montanari vogliono lavorare e continuare a fornire ai Turisti il servizio di eccellenza che hanno imparato ad erogare in decenni di attività. Diteci se volete che quest’industria,  che contribuisce in modo significativo a quel 14% che rappresenta il turismo nel PIL Nazionale, sia di Vostro interesse o se dobbiamo tornare tutti alle nostre origini, di agricoltori ed allevatori”.  

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