Non solo le strade e le piazze, i negozi, i locali e le aziende attendono la fine dell’emergenza e l’inizio della “fase 2”, con la sua diversa normalità.

Anche la montagna, i sentieri e i rifugi aspettano. Proprio in questi giorni il mondo delle terre alte è in fermento per un articolo uscito di recente su un quotidiano: “L’estate in montagna senza rifugi” titolava.

“Dire che i rifugi terranno chiusi è a dir poco azzardato. Allora, visto che sono normativamente classificati come hotel e ristoranti, si tengano chiusi anche questi, tutti i luoghi di aggregazione, gli stabilimenti balneari. In realtà non siamo una filiera del cibo: il rifugio è un presidio della montagna, ha un ruolo sociale perché è motore di una piccola economia locale, è un punto d’appoggio e di conforto in caso di difficoltà”.

Non la manda a dire, Fabrizio Marino che, insieme a Claudia Fea, gestisce due rifugi nel vallone del Sellery, tra i monti dell’alta Val Sangone: la Palazzina Sertorio (1.454 metri) e Fontana Mura (1.726 metri). Stanno vivendo la loro quarantena lassù, in mezzo ad una natura che è al contempo casa e luogo di lavoro.

Servizio su La Valsusa del 23 aprile.

Anita Zolfini

 

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