Lui si chiama Romano, lei Marilena. Sono di Bussoleno e hanno raggiunto il traguardo dei 60 anni di matrimonio. Dalla loro unione sono nati due figli: Marco e Lucia (missionaria delle Suore della Consolata). Proprio in questi giorni, Romano ha scritto una commovente lettere alla moglie che di seguito pubblichiamo

Lettera alla mia sposa per le nozze di diamante

Cara Marilena, ho 91 anni, ma grazie a Dio ho ancora l’entusiasmo e la gioia di scriverti gli auguri per i nostri 60 anni di matrimonio. Oggi, dopo 60 anni, ripeto le stesse parole di quel giorno: “Grazie Marilena”. Sì, perché sei sempre stata per me la giovane e bella ragazza del primo incontro. Ringrazio il Signore e ringrazio te che hai accettato l’amore di questo povero cuore. Dopo due anni di matrimonio nacque il nostro primo figlio Marco. Poi si manifestò il desiderio di una bambina. Così decidemmo di andare in vetta al Rocciamelone per chiedere alla Madonna quel dono.

Fummo esauditi. E che bambina! Crescendo, Lucia, sognava di andare in missione; così a 22 anni lasciò il lavoro di maestra d’asilo per divenire suora missionaria della Consolata e portare a tutte le genti l’amore di Dio.

La nostra vita non è sempre trascorsa liscia, come quella di tutte le famiglie. Ho cominciato io ad ammalarmi con un disturbo agli occhi che ho portato per tutta la vita, con ricoveri ospedalieri e visite mediche in Italia e all’estero. Ma per grazia di Dio ho potuto riprendere il mio lavoro con periodi di mutua, fino ad arrivare alla pensione. Ricordo che quando arrivò il terzo bambino eravamo tutti felici, ma aveva quasi un anno quando il Signore venne a prenderlo improvvisamente per portarlo in Paradiso.

Solo chi l’ha provato può capire cosa vuol dire perdere un figlio; noi abbiamo vissuto questa dolorosa esperienza insieme, amandoci sempre di più. Marco si è sposato, ha avuto tre figli; aveva un lavoro che gli piaceva ma 13 anni fa gli è venuta una malattia rara e ha dovuto lasciare il lavoro e ora è ricoverato in una struttura. Anche, tu cara Marilena, ti sei ammalata e per diversi anni si sono susseguiti ricoveri ospedalieri e visite mediche, fino a quando hanno scoperto che avevi un tumore nel cervello; operata due volte alla testa, ti è stato tolto l’occhio destro e sei guarita.
Adesso sono 3 anni che sei nel letto malata. Abbiamo due operatori socio sanitari un’ora al giorno per la pulizia personale, infermiere che vengono ogni tanto, il dottore che viene tutte le settimane.

Tutte persone di grande cuore.

Poi c’è la nostra cara figlia Suor Lucia che quando può viene a darci una mano. Diversamente siamo soli 23 ore al giorno, sostenuti dalla bontà del Signore e dal nostro amore reciproco. Ogni tanto mi guardi e mi dici: “Ti voglio tanto bene”. E io ti rispondo con un bel sorriso e un grosso bacio: “Anch’io ti amo come il primo giorno delle nozze”.

Grande dono ci ha fatto il Signore nel darci l’amore. E più si ama, più si è felici fino a morire d’amore, come ha fatto Gesù che ha detto: “Vi do la mia gioia, e la vostra gioia sarà perfetta se vi amate a vicenda”. Chiudo questa lettera con le parole che ho letto nei Promessi Sposi del Manzoni quando frate Cristoforo dice a Renzo e Lucia che si trovano nei guai: “Chi dava voi tanta giocondità è per tutto e non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne una più certa è più grande”. Un forte abbraccio e con tanto affetto, tuo marito

Romano Bartolomasi

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