Avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 23 febbraio Romana Bugnone, scomparsa lo scorso 18 gennaio in seguito alle complicazioni di una brutta emorragia cerebrale che l’ha colpita il sabato precedente, 12 gennaio. Una scomparsa che ha lasciato tutti senza parole, abituati a vederla sempre super attiva in giro per il paese, molto spesso con la sua Panda. Romana è nata nel 1928 nella vicina Rivera, fino a quell’anno comune autonomo poi soppresso ed accorpato ad Almese. Terminate le scuole elementari del paese frequenta l’avviamento professionale al cosiddetto “Castello”, ovvero la Villa San Tommaso, sulla collina tra Avigliana e Buttigliera Alta. Nell’agosto 1950, sposa Ernesto Grandi, rubianese, di soli due anni più vecchio, di professione macellaio: lascia così borgata Grange per trasferirsi in piazza Martiri ad Almese, dove risiede per alcuni anni. Proprio nella centralissima piazza Martiri Romana compie i suoi primi passi lavorativi: viene infatti assunta come impiegata amministrativa del Comune di Almese, dove lavora per alcuni anni. Nel frattempo la famiglia cresce: nel 1956 arriva la prima figlia, Elisabetta, e nel 1957 il secondo, Alberto. In quell’anno la vita di Romana e della sua famiglia cambia: il marito Ernesto ha nel frattempo deciso di fare il grande passo di mettersi in proprio, tornando a Rubiana, in via Roma, dove apre una sua macelleria. Nei successivi anni ’60 e ’70 Rubiana vive il massimo splendore legato alla villeggiatura e così la famiglia di Romana partecipa attivamente alla vita sociale del paese. Il momento più duro è sicuramente la scomparsa del marito Ernesto, nel maggio del 1980, che a soli 54 anni muore improvvisamente d’infarto. Romana, con l’aiuto dei figli e dei parenti, termina la
stagione estiva ormai alle porte e poi chiude definitivamente la macelleria. In seguito a questo trauma per Romana inizia una nuova vita: viene infatti coinvolta nelle attività parrocchiali rubianesi, andando a dare un importante supporto a sorella Angela, la perpetua di Don Giovanni Battista Vallory, parroco di allora. A movimentare ed a riempire le giornate di Romana arriva poi il primo nipote (che, per completezza d’informazione, è l’autore di questo articolo), che a Rubiana frequenta l’asilo e le scuole elementari. In quegli anni, siamo all’incirca a metà degli anni ’90, arriva anche il nuovo parroco, il giovane don Claudio Iovine. A differenza del suo predecessore, don Iovine non può contare sull’assistenza di una perpetua a lui dedicata: Romana, insieme ad altre volontarie, viene così subito “reclutata” nel gruppo di supporto al nuovo parroco, occupandosi sia dell’attività amministrativa parrocchiale, sia del catechismo ai ragazzi. In quel periodo la parrocchia è un vero e proprio cantiere aperto: giovani e bambini, oltre alle attività ordinarie dell’Oratorio, vengono coinvolti nei vari campi estivi ed invernali nella colonia di Beaulard. Anche in questo caso Romana viene coinvolta, per supportare il lavoro in cucina. E’ qui che diventa, sia per i bambini sia per gli animatori, la “nonna Romana” che tutti ora ricordano con affetto, anche su Facebook. Anche con l’arrivo dell’attuale parroco, Padre Sergio Merlo, nel gennaio 1998, continua ad occuparsi delle questioni amministrative parrocchiali, come ad esempio la tenuta dei registri di battesimo, cresima etc. Sempre schiva e volutamente nelle retrovie, fu meravigliata e quasi “infastidita” (in senso positivo) dalla piccola festicciola che il parroco e le altre volontarie le organizzarono lo scorso febbraio, in occasione del 90° compleanno. Al termine della celebrazione eucaristica Padre Sergio, di concerto con l’amministrazione comunale, gli consegnò una targa ufficiale in ringraziamento, a cui ha fatto seguito un piccolo rinfresco in canonica, con tanto di torta e candeline. Il supporto in parrocchia è venuto meno solo in questi ultimi mesi, da novembre in poi, per non gravi problemi di salute, che erano ormai sostanzialmente risolti: Romana infatti si stava nuovamente organizzando per riprendere “il servizio” a fianco di Padre Sergio, provando anche a guidare nuovamente la sua auto.
Ciao “nonna”, grazie di tutto, da tutti.
Stefano Grandi

© Riproduzione riservata