Ci sarà anche una rappresentanza della Valle di Susa al flash mob “Si Tav” organizzato sabato 12 gennaio in piazza Castello dalle ormai celebri “madamine” torinesi. Tra i promotori della presenza valsusina c’è  Antonio Ferrentino (consigliere regionale Pd, già sindaco di Sant’Antonino) che lunedì 7 ha incontrato le organizzazioni promotrici dell’appuntamento.

“Con le organizzatrici – dichiara Ferrentino – mi sono assunto l’impegno di favorire una presenza di amministratori e cittadini valsusini. Il collegamento ferroviario ad alta velocità/capacità Torino Lione, oggetto di un lungo confronto che ha accolto gran parte delle richieste territoriali, insieme ad altre infrastrutture (Terzo Valico, Asti Cuneo, Città della Salute), è fondamentale per lo sviluppo del Piemonte e può rappresentare un importante deterrente al trasporto merci su gomma. Si tratta di un’opera indispensabile per il futuro della Valle e del Piemonte, per questo auspico una buona presenza valsusina dietro lo striscione arancione che porteremo in piazza Castello. Desideriamo confutare il no riferito al nostro territorio”.

La delegazione valsusina porterà uno striscione con la scritta: “La Valsusa dice Sì”. Intanto, per le prossime settimane, è in preparazione un appuntamento che vedrà la partecipazione delle forze economiche e sociali della Valle di Susa.

Torino, i “Sì Tav” tornano in piazza Castello sabato 12 gennaio

Le “madamine” Sì Tav  tornano all’attacco con una nuova manifestazione a Torino, in piazza Castello sabato 12 gennaio.

Per quella data i movimenti Sì, Torino va avanti, SìLavoro e Osservatorio21 hanno annunciato una giornata di mobilitazione, in piazza Castello, la stessa scelta il 10 novembre scorso per lanciare il pressing per la realizzazione delle infrastrutture.

L’ennesimo rinvio del governo – spiegano gli organizzatori della manifestazione – mette una seria ipoteca su 800 milioni di fondi europei per la Torino-Lione, come ha fatto notare il portavoce dell’Ue a fine 2018. Se la Tav si ferma, perderanno il lavoro 800 persone, attualmente impiegate; non ci saranno le 6000 assunzioni previste, il 50% per la manodopera locale, e scatterà una ipoteca di 4 miliardi di euro sul futuro dei nostri figli, senza considerare le penali”.

Alla protesta del 12 gennaio hanno già dato l’adesione – annunciano i promotori – 21 sindaci del Piemonte e quelli di Vado Ligure (Savona), Aosta, Padova e Venezia.

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