SAN GIORIO – Un Primo maggio ai Martinetti come ai vecchi tempi.

Sembra strano davvero iniziare così il racconto di una manifestazione che da oltre 70 anni è nel cuore dei sangioriesi. E invece questa è la realtà. Basta far memoria recente per trovare il buco nero in questi 70 anni.

Nel 2020, proprio nell’anno del 70°, la cerimonia vide al cippo dedicato ai caduti sul lavoro di San Giorio solo sindaco e vicesindaco, parroco ed in trombettiere in un’atmosfera surreale.

Lo scorso anno con il passaggio in zona gialla si tornò a celebrare il 1° maggio in presenza, anche se con numeri ancora ridotti di pubblico, con le mascherine ed il distanziamento interpersonale. Ma fu comunque una ripartenza.

E da quella ripartenza si è giunti a domenica 1° maggio, quando son tornati gonfaloni e labari, quando la banda è tornata a suonare senza restrizioni, quando la gente è tornata a stringersi attorno al monumento e ai parenti dei caduti sul lavoro.

Un ritorno all’antico per riflessioni sempre attuali portate dal Sindaco Danilo Bar e dal consigliere comunale Giorgio Griffa. Discorsi che son partiti dalla strage di Portella della Ginestra di quel 1° maggio 1947 per arrivare alla tragedia di via Genova a Torino in cui sono morti tre montatori schiacciati dalla gru.

Riflessioni sul mondo del lavoro, sui salari, sui diritti, sulle tragedie che ancora continuano, sui nuovi infortuni sul lavoro come i morti per Covid per causa di lavoro.

Di qui si riparte per ribadire la centralità del lavoro e della sicurezza sui posti di lavoro.

E parlando di ripartenza, si riparte anche dal rinfresco presso il Cral dei Martinetti che sta tornando a nuova vita grazie al Gruppo Alpini e ai volontari della frazione.

Luca Giai

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