Trent’anni sono una vita, ma possono anche apparire come la durata di un battito di ciglia. Tre decenni sono più lunghi dell’esistenza di Marco Matta che di anni ne aveva appena 28, quando fu ucciso nei cieli sopra Podrute, in Croazia, durante le fasi più cruente della guerra nell’ex Iugoslavia, il 7 gennaio 1992, giorno del suo compleanno.

Marco, nella memoria dei sanganesi, rimarrà ancora a lungo il giovane uomo che era quando la barbarie di cui sono capaci gli esseri umani lo strappò alla vita.

Non è invecchiato. Oggi, forse, parteciperebbe con il sindaco del paese, Alessandro Merletti, suo compagno di classe, alle feste dei coscritti e invece, da trent’anni, i suoi resti massacrati riposano nel freddo marmo di una tomba del cimitero di Sangano.

Il tenente colonnello Enzo Venturini, il maresciallo capo Fiorenzo Ramacci, il pari grado Silvano Natale, il tenente di vascello della Marina militare francese Jean- Loup Eychenne e il sergente maggiore Matta furono “scuoiati” (“Scuoiali!” era l’ordine dato al pilota del Mig serbo che abbatté l’elicottero), mentre viaggiavano su un velivolo con livrea bianca e ben evidenti i simboli della missione di pace della Comunità Europea.

Articolo completo su La Valsusa del 6 gennaio.

 

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