La storia è vera ed è una delle tante di questa seconda ondata. La protagonista è Sara Ferrentino, giovane valsusina, impiegata in un’azienda torinese.

È sabato 10 ottobre. Appena sveglia, ha una brutta sensazione, non sente più gli odori. Ci pensa su un attimo e ipotizza: “Potrebbe essere il Covid.

L’assenza improvvisa del gusto e dell’olfatto è uno dei sintomi tipici del contagio e della malattia, ancor più della febbre, del mal di gola o di altri disturbi riconducibili a un malessere stagionale.

Ripercorre mentalmente le azioni dei giorni precedenti, le situazioni: pensa alle persone con cui è entrata in contatto. Scattano preoccupazione ed ansia, nonostante le attenzioni e lo scrupoloso rigore sempre avuto nel rispettare le regole anti contagio. Ma si sa, basta un attimo e l’ospite indesiderato è dentro di noi.

Nel pomeriggio va all’ospedale di Rivoli per fare il tampone. “Fatto, entro 48 ore saprà se è positiva”, assicurano i sanitari.

Inizia l’attesa. Passa il week end. Lunedì mattina dal Sisp, Sistema igiene e sanità pubblica, nessuna risposta.

Servizio su La Valsusa del 22 ottobre.

Bruno Andolfatto

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