Lo sport, in questa fase di emergenza sanitaria, è un nodo controverso che ha interessato più di un decreto ministeriale e regionale, sia per questo riguarda l’attività fisica all’aperto, sia per quanto riguarda l’assembramento delle squadre, che non possono più continuare ad allenarsi insieme. I campionati sono terminati prima del tempo, le Olimpiadi di Tokyo sono state posticipate di un anno. Tutto il settore sportivo, professionistico e dilettantistico, sta vivendo un periodo complesso, e in primis ne risentiranno le prestazioni degli atleti stessi. Come stanno affrontando la quarantena le società sportive di Susa? Abbiamo intervistato alcuni atleti.

Camilla Zen, atleta juniores della S.S.D. Dinamica e specializzata in stile libero, ci racconta il punto di vista dei nuotatori, impossibilitati più di altri atleti ad allenarsi nella propria zona confort: l’acqua.

Camilla Zen, juniores specializzata in stile libero

“Al momento cerco di mantenere la forma fisica e la resistenza con degli esercizi e delle schede che mi ha fornito il mio allenatore. Personalmente, però, penso che a livello prestazionale questo periodo influenzerà i nuotatori in modo negativo. Non potendoci allenare in acqua perdiamo l’acquaticità che è impossibile da allenare fuori dalla piscina. A livello competitivo io ora come ora ho ancora più voglia di tornare a nuotare e a gareggiare. Ho anche capito quanto sia fondamentale per questo sport, prima davo per scontato il fatto di potermi allenare in piscina. Mi manca molto il mio allenatore, in questo momento mi mancano anche le sue sgridate. Ma sento una grande nostalgia anche dei miei compagni, del fatto di stare in acqua e, sembra strano, dell’odore del cloro”.

Martina Tomassetto e Sara Caffo portano invece l’esperienza dell’A.S.D. Susasport, società di pallavolo segusina.

Sara Caffo, numero 33, e Martina Tomassetto, numero 35

“Il nostro allenatore ad inizio quarantena ci ha fornito delle schede in cui erano presenti esercizi di riscaldamento e “mantenimento“, consigliandoci di farli ogni giorno per non perdere la forma fisica. Ci scriviamo sul nostro gruppo Whatsapp e condividiamo foto in cui facciamo gli esercizi per mantenerci in contatto anche a distanza, perché essere parte di una squadra è un po’ come essere parte di una seconda famiglia e nei momenti di difficoltà è importante che la famiglia rimanga unita”, afferma Martina. “Come le altre squadre sportive, anche la Susasport sta rispettando tutte le disposizioni imposte dal Governo”, aggiunge Sara. “Le decisioni per quanto riguarda la nostra attività agonistica futura non dipendono da noi, ma dalla Federazione e da altri Organi Amministrativi. Per questa ragione è molto difficile fare delle previsioni. Tuttavia, la pallavolo è uno sport di squadra e anche in questa situazione tutto il Susasport sta continuando a combattere insieme contro questo nuovo “avversario” facendo tutto ciò che nel nostro piccolo è necessario fare, continuando però a rimanere in contatto ed eseguendo gli esercizi fisici che ci assegna e ci consiglia il coach. Questa partita contro il Coronavirus sarà sicuramente una partita che vinceremo… Ma al Tie-Break”.

Fabiana Perottino, pallavolista della squadra Susaspritz, mette in luce l’aspetto umano della distanza tra compagne di squadra.

Fabiana Perottino al centro, numero 49

“La nostra squadra è, prima di tutto, un gruppo forte e unito di amiche. Non poterci vedere, non poterci allenare insieme, è faticoso. I modi per rimanere in contatto ci sono, usiamo le piattaforme online per fare le videochiamate e per provare a restare vicine, pur stando a casa. Ma mancano a tutte i nostri momenti insieme. Resistiamo oggi, per abbracciarci forte domani”. 

Andrea Grandis, campione italiano degli 800 metri dell’Atletica Susa Adriano Aschieris, parla dei suoi allenamenti, delle restrizioni per i “runner”, degli scenari competitivi futuri.

Andrea Grandis, campione italiano 800 metri

Per quanto riguarda gli allenamenti, sto continuando ad allenarmi e il mio allenatore continua a mandarmi i lavori per messaggio tutti i giorni”, afferma. “Certo, non posso svolgere allenamenti con la stessa intensità di prima, perché gli strumenti che ho a disposizione non vanno comunque a compensare la mancanza di spazi, fondamentali per esprimere tutta la velocità, non raggiungibile nell’area ristretta di casa. Personalmente, l’impossibilità di spostarmi oltre casa mia mi disturba molto, soprattutto a livello psicologico, ma penso che sia giusto farlo per il bene della comunità; anche se mi allenerei comunque da solo all’esterno, evito di farlo per rispetto di tutti coloro che seguono le direttive. E se lo faccio io, credo possano farlo tutti. Le prestazioni future saranno sicuramente influenzate da questo periodo di incertezza, anche perché non sono sicuro al 100% che le date stabilite per le prossime competizioni siano veritiere e non vengano nuovamente posticipate. Ognuno di noi in base alle sue possibilità si allenerà in maniera differente, quindi ci saranno i più fortunati e quelli meno, ma queste sono le condizioni e bisogna accettarle. Spero che ognuno faccia del suo meglio rispettando le restrizioni, compresi i miei avversari così da poter tornare tutti a correre in pista come prima e dare spettacolo”.

Luca Stravato, difensore e vice-capitano del Susa Calcio, illustra la situazione dei calciatori.

Luca Stravato, a destra, con la maglietta bianco-rossa

“Il nostro campionato è fermo fino a data da destinarsi, e non abbiamo informazioni in merito. Sono state date direttive, al momento, solamente per i professionisti. Per quanto riguarda il nostro allenamento, il mister ci ha dato da fare degli esercizi a casa con la palla. Io mi sto anche allenando per conto mio, seguendo un programma di allenamento cardio e di forza per provare a mantenere la composizione corporea. Allenarsi per strada sulle lunghe distanze non è possibile, quindi ne risentiranno il fiato e la resistenza. So cosa vuol dire stare fermi a lungo prima di tornare a giocare, perché a causa di un infortunio sono stato fermo sei mesi: a livello di coordinazione mente-corpo ci andrà un po’ prima di riabituarci al pallone. Dal punto di vista fisico ci sarà gente più preparata e gente meno preparata, perché siamo tutti diversi; ma a livello di coordinazione, ne risentiremo tanto. Fermarsi e recuperare sarà difficile per tutti”.

Ilaria Genovese

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