Giovedì 4 ottobre si è concluso il Corso di formazione, suddiviso in tre incontri, sul tema: “Catechesi ed ecumenismo, un percorso per conoscersi meglio”, organizzato dalla Commissione diocesana per l’ecumenismo, insieme con la Commissione diocesana per la catechesi e con l’Ufficio Scuola.

Il Corso, che si è svolto a Susa, presso la Casa di spiritualità “Villa San Pietro”, era rivolto a catechisti, insegnanti di religione, operatori pastorali e a tutti coloro cha hanno a cuore l’incontro tra le confessioni cristiane e il cammino verso la piena comunione della Chiesa.

Il primo incontro “Evangelizzazione ed ecumenismo”era preparato da don Andrea Fontana, che non potendo essere presente per improvvisa indisposizione, ha inviato preziose copie della sua relazione, presentate e spiegate da don Daniele Giglioli. Don Andrea afferma che in una società multiculturale e multireligiosa, qual è quella di oggi, “è necessaria una nuova evangelizzazione dei Paesi già cristiani per presentarsi al mondo senza divisioni né concorrenze, ma trasformando le divisioni in semplici differenze”. Come sarebbe credibile altrimenti l’annuncio del Vangelo? Don Andrea ha fatto riferimento più volte alla Evangelii Gaudium, di papa Francesco, che invita  a ritornare all’essenziale del Vangelo e a camminare speditamente verso forme comuni di annuncio, di servizio e di testimonianza.

Nel secondo incontro, “Eucaristia ed ecumenismo”, don Marco Gallo ha preso in considerazione il diverso modo di celebrare l’Eucaristia nelle diverse confessioni cristiane, e quanto tali modi siano più o meno vicini o lontani dalla liturgia cattolica. La forma più vicina è certamente quella della Chiesa luterana, in cui è chiara la ‘presenza reale’ nel pane e nel vino, la lingua è quella corrente del Paese in cui si celebra, c’è la predicazione dopo la lettura della Parola, qualche differenza nella Preghiera Eucaristica, il racconto dell’istituzione e la comunione anche al calice, Grande importanza è data al canto come ‘sacramento’. Don Marco afferma che se ci trovassimo una domenica in una chiesa luterana, senza saperlo,  forse non ce ne accorgeremmo, a meno che a celebrare fosse una pastora.

Con i Riformati siamo un po’ più lontani, dice don Marco; il riformatore Calvino sostituisce il canone della Messa con il testo di Giovanni 6, che però non ha il senso del ringraziamento; c’è il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia, la comunione sotto le due specie che mette in comunione con Cristo, ma poiché richiede una grande preparazione spirituale, Calvino stabilisce che la Cena si celebri solo quattro volte all’anno. Nelle altre domeniche si celebra solo il Culto.

Il movimento dei Pentecostali si è sviluppato partendo dalla corrente degli spirituali e del riformatore Zwingli, che intendono l’eucaristia in senso metaforico e antirituale.

Nelle Chiese Ortodosse orientali, l’Eucaristia si chiama Divina Liturgia o santa offerta. È sempre celebrata al mattino, solo la domenica e nelle feste, a digiuno dalla mezzanotte. Si compone di tre momenti : la ‘liturgia di preparazione’, dove sono presenti solo il sacerdote e il diacono; la ‘liturgia dei catecumeni’ che è la parte cui tutti partecipano, molto articolata con il canto dei salmi e del vangelo; quindi la ‘liturgia dei fedeli’ con l’introito del calice e della patena, le varie preghiere, il credo e il padre nostro, l’inno di comunione, fino al congedo. La celebrazione ha un carattere escatologico, come se i fedeli partecipassero già al Regno futuro. Ciò è favorito anche dal canto, dalle luci e dalla ricchezza delle icone.

Il Terzo incontro “Ecumenismo ed educazione religiosa dei ragazzi” cui ha dato voce don Michele Roselli, ha portato ad esaminare l’educazione religiosa, che parte sempre dai genitori con parole, con gesti, modi di fare, capacità di ascolto, che il bambino apprende prima di andare al catechismo e lo predispone all’ascolto dell’annuncio evangelico. Don Michele ha poi insistito sulla Comunità che deve tutta essere evangelizzante, nell’essere ospitale, umile,  rispettosa, una Comunità che fa sentire a casa, che coniuga affetto e libertà, che fa sentire amati incondizionatamente, che riconosce il dono di Dio nell’altro e l’altro come dono.

Quando nella famiglia ci sono genitori, o nella scuola ci sono ragazzi, di diversa confessione cristiana o fede, l’atteggiamento deve essere quello dell’ascolto, del dialogo rispettoso; inoltre, si devono valorizzare gli elementi comuni, le tradizioni,  e suscitare un vero desiderio di unità, perché “È molto più quello che ci unisce che quello che ci divide” diceva papa Giovanni XXIII.

A tutti i tre incontri la partecipazione è stata molto buona, grazie ai relatori che sono stati coinvolgenti, avvalendosi anche dei mezzi tecnologici di comunicazione.

Un grosso ringraziamento va alle Suore di san Giuseppe, sempre accoglienti e premurose.

Per la Commissione Ecumenica

Carla Gribodo

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