In questi tempi tristi, segnati dall’emergenza covid, in mezzo a tanti drammi, Valentina Vitale ha una storia da raccontare, ed è qualcosa che apre alla speranza.

Lei è una commerciante, e tre anni fa aveva aperto un negozio di prodotti sardi nella centralissima via Roma.

Ora però vivo in Sardegna per la maggior parte dell’anno racconta- . Dal 2011 mi sono sempre occupata di mia madre, che in questo momento è interdetta ed allettata. Poi, per motivi di lavoro e di salute, per assisterla ho cominciato a fare ricorso ad aiuti esterni, cioè a badanti. Infine, dato l’aggravarsi delle sue condizioni, ho scelto di richiedere che fosse ospitata nella Rsa San Giacomo, anche dietro consiglio di alcuni familiari che conoscevano quella realtà da vicino. Così ora mia madre è in questa casa di riposo”.

Cosa la spinge a raccontare la sua storia? “Il fatto che ultimamente Villa Cora, l’ente che gestisce anche il San Giacomo, sia stata fatta oggetto di critiche ingenerose, gratuite ed anche malevole, in alcuni casi utilizzando anche fatti molto tragici per screditare questa struttura. Ma il nostro caso va in direzione del tutto opposta”.

Ce lo illustri:

Per i motivi che ho detto, mi sono dovuta affidare al San Giacomo. Mia mamma è così entrata in questa Rsa in un momento critico, quando tutto era bloccato a causa del virus, e dunque non poteva assolutamente ricevere visite, neanche dietro un vetro. Anche durante le giornate dedicate agli abbracci, date le sue particolari condizioni, non è stato possibile vederci. Ma poi, grazie al servizio delle videochiamate, gli operatori del san Giacomo mi hanno consentito di mettermi in contatto con lei tre volte la settimana, in orari a mia scelta. L’ho trovato un servizio amorevole, svolto da persone amorevoli. Mia madre sorrideva e si lasciava coccolare. So per certo che si trovasse bene, perché quando era in grado di intendere e di volere, era comunque molto selettiva, e se si è affidata a queste persone qualcosa vorrà pure dire”.

San Giacomo

Ma non è finita lì: “No, perché poi la direttrice, la signora Graziella Muscatello, comprendendo a fondo il mio stato di sofferenza, mi ha dato il permesso di trascorrere una mezz’ora la settimana con mia mamma, anche se travestita tipo astronauta e dopo avere eseguito due tamponi, uno con un medico esterno, ed un altro a cura della struttura, con costi a carico loro. Questo atteggiamento sta a dimostrare che la direttrice, oltre alla competenza, possiede anche un grande cuore umano. E credo che queste visite abbiamo fatto del bene anche a mia madre, anche se indossavo una tuta che le impediva spesso di riconoscermi subito”.

Anche il personale l’ha accolta favorevolmente: “Aggiungo che le operatrici socio- sanitarie che mi accoglievano, non sapevano che io ero la figlia della signora Teresa Cappai, e così ho potuto constatare come trattavano mia madre. Che dire? Che si vive tranquilli con gente che riesce a fare veramente le tue veci. Ho sempre assistito mia mamma, ma non saprei farlo con un’altra persona, quelli del san Giacomo invece trattano gli ospiti come se fossero i loro genitori”.

L’ultimo episodio?Un sabato di poche settimane fa ho ricevuto una chiamata dalla struttura. Mia madre era in preda ad una grave crisi epilettica. Una situazione molto complessa. Ma loro sono stati tempestivi nel soccorrerla ed hanno anche richiesto l’intervento del 118 per eseguire ulteriori accertamenti. Alla fine è andata bene, grazie al loro pronto intervento”.

Il suo messaggio finale? Vorrei che tutti venissero a conoscenza che il San Giacomo non è un luogo da listare a lutto, con il colore nero, ma è un luogo pieno di colori vivaci, dove Oss, infermieri, cuoche, tecnici, sono in grado di metterci sempre qualcosa in più. Certo, per loro è un lavoro, ma ci mettono coraggio e cuore. Portano agli ospiti i loro sorrisi e riescono a lasciare a casa i propri problemi. Perciò, anche adesso che mi allontanerò per gestire un negozio in Sardegna, visto che l’isola si trova in zona bianca e possiamo lavorare dopo un anno di autentica fatica, so di lasciare mia madre in mani sicure”.

Giorgio Brezzo

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