E’ partita nella notte tra mercoledì 9 e giovedì 10 dicembre la seconda fase dei lavori di allargamento del cantiere della Torino-Lione a Chiomonte, dove nei prossimi giorni si comincerà a scavare la galleria del tunnel internazionale della nuova linea ferroviaria.

Scortate dalle forze dell’ordine, Le ruspe, scortate dagli agenti delle forze dell’ordine hanno iniziato ad operare. Un’operazione che non è certo passata inosservata ai militanti No Tav che, da tempo, presidiano la zona in località “Mulini” e che saliti su tetti e alberi, scandendo i tradizionali slogan della lotta contro l’opera.

Fin dalle prime le ore la zona è stata sotto osservazione da parte di un nutrito dispositivo di forze dell’ordine.

Ancora scontri a Chiomonte

Nella notte, una trentina di attivisti sono stati bloccati dalla Digos della Questura di Torino alle porte di Giaglione. Si tratta per lo più di militanti del centro sociale Askatasuna, arrivati in valle per dar manforte agli attivisti del presidio dei Mulini. Identificati dagli agenti, sono stati multati per avere violato le misure anti Covid in materia di spostamenti.

Circa 150 attivisti, al termine di una assemblea, ha raggiunto in auto il “Bivio Passeggeri’ per poi dividersi. Un gruppo di incappucciati ha lanciato pietre e bastoni contro la polizia schierata nella zona, che ha risposto con una carica di alleggerimento. Ma i No Tav replicano di essere stati caricati a freddo mentre avanzavano verso la polizia.

“Approfittano della situazione di emergenza sanitaria per impedire ai No Tav di difendere la propria terra e la propria salute”, sostiene il movimento contrario alla nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità che martedì ha celebrato i 15 anni della protesta di Venaus, sfociata in scontri con le forze dell’ordine, dopo i quali il progetto della Torino-Lione venne radicalmente cambiato. Definisce l’allargamento del cantiere in piena notte “l’ultima aggressione di un sistema marcio che vuole imporre un’opera che uccide il territorio ed il suo futuro” è la versione della consigliera regionale M5s Francesca Frediani, condovese.

Di segno opposto la considerazione della parlamentare di Italia Viva, Silvia Fregolent, che chiede “al ministro dell’interno di intervenire per garantire la legalità in Val di Susa”. Così come condanna “l’ignobile guerriglia” la parlamentare di Forza Italia Daniela Ruffino.

La ripresa dei lavori in Val di Susa e delle tensioni con i No Tav  avvengono proprio  nei giorni in cui  é stato incardinato in Commissione Lavori pubblici del Senato –  per il parere alla ministra dei Trasporti Paola De Micheli –  lo schema di contratto di programma tra Mit, Ferrovie dello Stato e Telt, la società italo-francese incaricata di realizzare e poi di gestire la Torino-Lione. “Con questo contratto non ridiscutiamo la Tav, regolamentiamo solo le certezze giuridiche dell’opera. E’ necessario infatti creare le condizioni affinché ci sia massima trasparenza nell’iter dei lavori, delle rispettive competenze e per le opere compensative del territorio”, spiega Davide Gariglio, capogruppo Pd in commissione Trasporti di Montecitorio e relatore del provvedimento. “Si tratta di un contratto che fino ad oggi non era stato formalizzato – conclude – e che una volta approvato garantirà formalmente costi e tempistica della realizzazione, stabilendo gli impegni di Telt e Fs e l’attività  di monitoraggio del Ministero fino al 2029. Il documento, previsto comunque fin dal 2018, ufficializza inoltre gli stanziamenti relativi alle opere compensative del territorio. Mi.auguro che il Parlamento possa approvarlo all’unanimità”.

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