E’ da poco terminato, in video conferenza Parigi-Torino,  il Consiglio di Amministrazione di Telt (la società italo-francese incaricata di realizzare la nuova linea ferroviaria Torino-Lione) nel corso del quale è stato dato il via alla pubblicazione degli “avis de marchés”, ossia gli inviti alle imprese a presentare le candidature per partecipare alle gare di appalto per la realizzazione di tre lotti del tunnel di base in territorio francese, così da rispettare il termine del 31 marzo per la presentazione alla Commissione europea del finanziamento per il 2019.

Nell’informativa inviata da Telt si apprende che “il consiglio all’unanimità ha deciso di dare corso alle procedure di gara relative ai lavori in Francia per il tunnel di base, per un importo stimato di 2.3 miliardi di euro, tenendo conto delle indicazioni ricevute dai due Stati e conformemente alle lettere di TELT del 18 dicembre, 21 febbraio e da ultimo quella indirizzata ai primi ministri del 9 marzo. L’obiettivo è di salvaguardare l’integrità della contribuzione del finanziamento europeo consentendo l’approfondimento e il libero confronto tra Italia e Francia e con l’Unione europea.

A tal fine si conferma che gli avvisi di avvio delle gare contengono l’esplicitazione della facoltà di interrompere senza obblighi e oneri la procedura in ogni sua fase. TELT conferma altresì l’impegno a verificare le volontà dei due Governi al termine della selezione delle candidature, prima di procedere all’invio dei capitolati di gara alle imprese.

Il CdA ha quindi dato mandato alla Direzione Generale di procedere per l’espletamento degli adempimenti per la pubblicazione degli Avis de Marchés sulla Gazzetta europea”.

Nei giorni scorsi, sul versante italiano, c’è stato un defatigante ping pong tra i due vicepremier (il leghista Matteo Salvini e il grillino Luigi Di Maio, l’uno Si Tav l’altro No Tav) nel corso del quale si è sfiorata la crisi di governo.

Alla fine la soluzione individuata dal presidente del consiglio, l’avvocato Giuseppe Conte: oggi Telt non farà partire alcun capitolato di gara, possibile solo con l’avallo del governo italiano e del governo francese, e si limiterà per il momento “a svolgere mere attività preliminari, senza alcun impegno” per l’Italia. Un intervento necessario per non perdere 300 milioni di finanziamenti europei.

Opposte le interpretazioni. Per Di Maio la Tav è stata di fatto bloccata. Nessun dubbio invece per Salvini: la Tav si farà.

Chi ha ragione? Che cosa succede ora? Quando partiranno i bandi?

COSA E’ SUCCESSO

Sabato, dopo una settimana ad alta tensione nel governo, il premier Giuseppe Conte ha scritto una lettera ai vertici di Telt chiedendo di “astenersi, con effetti immediati, da qualsiasi ulteriore attività che possa produrre ulteriori vincoli giuridici ed economici per lo Stato italiano con riguardo ai bandi di gara”.

Il premier ha ribadito inoltre che il governo si è impegnato a “ridiscutere integralmente” il progetto e che ha intenzione di parlare con la Francia e l’Unione europea.

“Ovviamente – ha specificato Conte – non vogliamo che nel frattempo si perdano i finanziamenti europei già stanziati”. In sostanza, con la missiva, Conte ha sottolineato quanto prevede la clausola di dissolvenza, ossia la possibilità – prevista nel codice degli appalti francese – di non dare seguito alla procedura dei primi bandi entro sei mesi.

Nel frattempo partiranno gli Avis des Marches, con una sorta di censimento da parte di Telt delle imprese interessate a partecipare ai lavori.

COSA SONO GLI AVIS DES MARCHES

La procedura dei bandi prevede una fase – della durata di sei mesi – durante la quale Telt raccoglie le manifestazioni di interesse (i cosiddetti ‘avis des marchés’) da parte delle aziende che intendono partecipare alle gare d’appalto per la costruzione dell’alta velocità. Solo in un secondo momento, a settembre, le società prescelte per l’opera potranno presentare l’offerta.

CHE SUCCEDE ORA

Per sei mesi non verranno affidati i lavori e – sulla base della clausola di dissolvenza – il governo (sia quello italiano sia quello francese) potrà ritirarsi prima di far partire i cantieri. Basterà motivarlo.

COS’E’ LA CLAUSOLA DI DISSOLVENZA

La clausola di dissolvenza – prevista dal codice degli appalti francesi – consiste nella possibilità di fare marcia indietro sul progetto, ossia di non dare seguito alla procedura dei bandi. Questa deve essere invocata prima dell’invio dei capitolati, i documenti che Telt invia alle imprese ammesse a partecipare alla gara. Quando scadranno i sei mesi, quindi, Telt chiederà ai due governi, quello italiano e quello francese, se intendono andare avanti con i lavori.

LA TAV PUO’ ESSERE BLOCCATA?

Il progetto della Tav, finanziato per il 25% dalla Francia, per il 35% dall’Italia e per il 40% dall’Unione Europea, è disciplinato da un trattato internazionale tra Francia e Italia ratificato dal Parlamento italiano nel 2017.

Se il governo decidesse di fare marcia indietro, per non realizzare la Tav bisognerebbe modificare il trattato con un voto del Parlamento. Ma anche nel caso in cui Camera e Senato votassero a favore dello stop, non sarà possibile un’uscita unilaterale: per bloccare la Tav anche la Francia dovrebbe fare lo stesso. Difficile, però che Parigi rinunci all’opera. A questo punto la questione verrebbe risolta da un arbitrato internazionale, secondo quanto prevede la Convenzione di Vienna del 1969

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