di Franco Chittolina*

Mancano meno due anni alla scadenza dell’adozione delle Prospettive finanziarie 2021-2027 e non c’è più tempo da perdere per negoziati che si annunciano difficili e che riprenderanno nel corso di marzo, mentre crescono le tensioni tra le parti, in particolare in seno al Consiglio dei ministri, autorità di bilancio insieme con il Parlamento europeo.

Superfluo ricordare che su questi negoziati pesa la vigilia elettorale europea di maggio e la scadenza a inizio estate degli attuali Vertici di tutte le Istituzioni europee, ad oggi poco propensi a sovraccaricare di ulteriori conflitti un’Unione già sufficientemente in affanno.

Si è intanto concluso l’esercizio di bilancio 2018: la sua dotazione complessiva per i 28 Paesi membri era, in crediti di impegni annuali, di 160 miliardi 114 milioni di euro, destinati in priorità alla crescita intelligente e inclusiva, alla crescita sostenibile, alle risorse naturali (leggi: agricoltura e dintorni), alla coesione economica, sociale e territoriale e alle spese connesse al mercato e a aiuti diretti. E’ ancora presto per dire quante delle risorse destinate all’Italia siano state spese, ma si può fin d’ora anticipare che una quota importante di queste non riuscirà ad essere consumata alle condizioni previste.

Gli ultimi dati relativi alle risorse disponibili nel periodo 2014-2020 per l’Italia dal Fondo sociale (FSE) e da quello di sviluppo regionale (FESR) ammontavano a 55 miliardi di euro: a poco meno di due anni dalla scadenza solo il 32% era stato attivato con una spesa pari al 12% della dotazione prevista: poco meno dell’8% nel sud, appena il 2% in Sicilia.

A dicembre è stato adottato il bilancio UE 2019: la dotazione è di 165,796 miliardi di euro, dei quali circa il 50% destinato alla crescita e alla coesione sociale e territoriale e 1/3 ad agricoltura e risorse naturali con un incremento rispetto al 2018 del 3,2%. Da segnalare in particolare gli aumenti per il programma Erasmus (+ 19,5%) e il Fondo asilo, migrazione e integrazione (+ 56%).

Nel clima di tensione, ormai una costante, tra Roma e Bruxelles, il governo italiano aveva ventilato una sua possibilità di veto al bilancio: decisione che ne avrebbe impedito l’adozione, costringendo tutti i Paesi UE a fare i conti con un problematico esercizio provvisorio di bilancio. Alla fine la saggezza ha prevalso e non è stata per l’Italia la prima marcia indietro nell’UE.

Anche più importante dei singoli bilanci annuali, il negoziato in corso per le Prospettive finanziarie 2021-2027, dentro i cui vincoli dovranno essere contenuti i bilanci annuali dei prossimi anni. Le Prospettive finanziarie 2014-2020 avevano una dotazione complessiva di poco più di 1000 miliardi, pari circa l’1% del Prodotto interno europeo (PIL).

Per il prossimo settennato, la Commissione europea ha proposto, il 2 maggio 2018, un bilancio di 1000 miliardi 279 milioni con le seguenti priorità: coesione e valori europei (442 miliardi), risorse naturali e ambiente (378), mercato unico, innovazione e digitale (187), vicinato e mondo (123), migrazione e controllo delle frontiere (35) e sicurezza e difesa (27).

Intanto in attesa che il negoziato riprenda nel secondo semestre dell’anno il governo italiano farebbe bene a tenere d’occhio la recente proposta franco-tedesca di vincolare i finanziamenti UE allo stato di avanzamento delle riforme strutturali, molte delle quali sospese in Italia.

Un futuro ancora tutto da disegnare, non solo per il bilancio, ma per la coesione UE e gli sviluppi futuri dell’Italia.

*(Franco Chittolina è il presidente di Apice, Associazione per l’Incontro delle Culture in Europa) nata nel 2005 per promuovere la convivenza civile e la cittadinanza attiva tra le molte culture approdate in Europa sostenendo il processo di integrazione comunitaria e operando per la rifondazione dell’Unione Europea in quella che è la nostra nuova società multiculturale)

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