Tempo di castagne. Ed immancabilmente compare nei boschi del versante orografico destro della Dora Riparia una figura quasi mitologica. Stiamo parlando del Rapolor. Termine piemontese intraducibile in italiano, che un tempo stava ad indicare colui o colei che passava a raccogliere le castagne rimaste sul terreno dopo la raccolta dei proprietari e andava di pari passo con il Desbator che buttava giù i ricci rimasti sull’albero.

Non a caso sono le due figure caratteristiche della Sagra del Marrone di Villar Focchiardo. Quindi figure non solo degnissime, ma encomiabili nel loro lavoro. Oggi più comunemente nell’immaginario il Rapolor sta per ladro di castagne, ma detto in maniera più elegante e meno offensiva. Anche se nella sostanza non cambia nulla. Il Rapolor è attento alle stagioni, al meteo, ma soprattutto ai segnali di fumo. Quando vede che sul versante valsusino che va da Gravere sino alla Sacra di San Michele iniziano a comparire i segnali di fumo dell’abbruciamento dei ricci e delle foglie, ecco che si mette in azione.

Col tempo il Rapolor è cambiato, si è adeguato alle mode, ma di nuovo nella sostanza rimane quello di una volta. Si è evoluto anche il suo modo di agire e di provare a svicolarsi. Non c’è un identikit predefinito per il Rapolor: un tempo era il patachin di Torino o Nichelino che fosse, poi il “napuli” genericamente inteso per chiunque provenisse d’origine familiare da Moncalieri in giù, poi lo “straniero” di una qualsiasi regione d’Europa. Non ancora classificato il Rapolor africano. Ma era (ed è tuttora) anche l’imperturbabile vicino di casa, montagnin da generazioni, che però quando è tempo di castagne si trasforma.

I Comuni  per porre freno al dilagare del fenomeno affiggono ordinanze di divieto di rastrellatura, raspollatura e spigolatura; termini arcaici ma che voglion sempre dire: non si rubano le castagne. Sui divieti ci sono cotanto di sanzioni da codice civile. Ma il difficile è sempre sanzionare, un po’ come per i divieti di sosta selvaggi. Il Rapolor è di fatto un tamarro e non è una questione anagrafica o geografica. Lo si può essere a vent’anni come ad ottanta: è lo spirito che conta. E il Rapolor è anche un istrione che ha sempre la scusa pronta. Su questo si aggiorna anno per anno, per non rischiare di venire beccato in fallo. Quando nel castagneto, finemente ripulito e tirato a lucido arriva il proprietario per la raccolta e si trova il Rapolor ecco il bestiario di scuse e giustificazioni. Si parte ovviamente dal più classico: le ho raccolte in terra, non le ho prese sull’albero. E ancora: se sono in terra sono di tutti. Poi si passa a scusanti più elaborate: io sono amico del barista, del panettiere, del bergè, del sindaco e lui mi ha detto che posso raccogliere tranquillamente. E poi non le prendo mica tutte, solo due per far contenti i bambini, la moglie, la suocera, i cugini, i colleghi di lavoro, gli amici del calcetto e del bar. Insomma: con qualche quintale ce la caviamo, qualcosa in terra rimane per il proprietario. E che diamine. Versione inedita dello scorso anno: sono amico del parroco della cattedrale di Susa, quindi se autorizza il nostro direttore don Ettore tutto è lecito!

Ma l’evoluzione continua. Il Rapolor oltre ad essere tamarro è anche molto maschilista. Nuova versione è quella che potremmo definire stradale: il Rapolor sale lungo una strada principale che si inerpica nel bosco con moglie al fianco. Gira l’auto alla prima piazzola utile per manovrare il potente Suv (bei tempi quando c’era la Panda che girava ovunque o l’Alfa che però rischiava di raschiare di sotto specie se aveva l’immancabile spoiler) e ridiscende lungo la carrozzabile. Lui sta comodamente alla guida, autoradio a palla che a seconda dell’età (non solo anagrafica) irradia nell’etere del bosco il rap di Fabri Fibra o l’ultimo successo delle Nostre Valli (non me ne vogliano per la citazione Maurizio, Stefano, Gigi e Remo) e procede lentamente. La moglie invece non ha tempo da perdere: lei si deve dar da fare nel bosco per raccattare più castagne che può nel minor tempo possibile.

Quando la vedetta in auto scorge il nemico (il maledetto proprietario che sta per avvicinarsi al suo possedimento) ecco che emette un segnale sonoro concordato col clacson. La moglie si mette ritta sull’attenti e scruta le nuvole alla ricerca di qualche ufo passeggero, poi saluta gentilmente il proprietario e dice di essere in giro per boschi per una salutare passeggiata alla ricerca di se stessa. C’è poi anche il Rapolor cacciatore di professione che di rientro da una battuta infruttuosa, per non tornarsene a casa a mani vuote, riempie il tascapane di marroni che vanno sempre bene per farcire il cinghialotto arrosto.

Il bestiario del Rapolor potrebbe continuare quasi all’infinito. Tenerlo lontano dai castagneti è sempre più difficile. Qualcuno ci prova ricorrendo a Wonder Woman ed esponendo a protezione del castagneto il reggiseno della supereroina. Chissà mai se funzionerà. Vedremo come proseguirà questa stagione di razzia. Quali saranno le novità dell’anno. Magari qualcuno ha già inventato un’app con le indicazioni per raggiunge il miglior castagneto senza rischi. O se nessuno l’ha inventata ci pensi: il Rapolor è sicuramente pronto a scaricarla. Ovviamente a gratis perché altrimenti non sarebbe un Rapolor.

Luca Giai

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