Cosa ci fa una ger (si legge “gher”) nel giardino di una casa privata a Caprie? La tipica abitazione mongola, una via di mezzo fra una tenda e una capanna, è stata infatti montata, nel giro di qualche ora appena, la scorsa settimana, in Valsusa. “Responsabile” della bizzarra installazione sono Paola Giacomini e i suoi amici. Paola ha fatto arrivare la ger direttamente dalla Mongolia, un modo per festeggiare la sua imminente partenza per un viaggio a cavallo che, dalla terra di Gengis Khan, la porterà, nel giro di un anno e mezzo circa, alle porte di Cracovia, in Polonia. Al trombettista che, ogni giorno, a mezzodì, intona la melodia dell’Hejnał, in cima alla chiesa di Santa Maria di Cracovia, Paola consegnerà una freccia mongola, dato che la leggenda narra che fu proprio un dardo scagliato da un guerriero asiatico a colpire a morte, nel 1241, la guardia che per prima avvistò le orde tartare alle porte della città polacca, permettendole di salvarsi. La ger si compone di un’impalcatura in legno decorato ricoperta da feltro di lana; garantisce una protezione totale dal gelido clima mongolo (d’inverno, si possono agilmente toccare i 40 gradi sotto zero, o anche meno), ma è vulnerabile alla neve che, trasformandosi in acqua, può impregnare la lana. Ecco perché, durante le nevicate, l’abitazione viene spesso “battuta” per liberarla dal manto candido. “Molti la chiamano ‘yurta’, alla russa — spiega Paola Giacomini — Ma, in realtà, si tratta di un errore”. Lo spazio medio offerto dall’abitazione è di circa 27 metri quadri, in cui riesce ad abitare tranquillamente un’intera famiglia. Il suo costo, comprensivo delle spese di spedizione, si aggira intorno ai quattromila euro.

Paola inizierà il suo viaggio, che la vedrà partire dall’antica capitale mongola Karkhorin, il prossimo 2 aprile. L’arrivo è previsto a Cracovia nell’ottobre del 2019.

 

Alberto Tessa

 

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