Se la grandezza di un campione si misura anche nella capacità di rialzarsi dopo una battuta d’arresto, Elisabetta Mijno l’ha dimostrata al mondo intero alle recenti Paralimpiadi di Tokyo. Tutta racchiusa nella medaglia d’argento che ha portato a casa.

In coppia con Stefano Travisani nel mixed team, lo scorso 4 settembre, l’arciera con radici a Trana, dov’è cresciuta e dove abita ancora la famiglia, ha centrato il suo terzo podio paralimpico in quattro edizioni dei Giochi, dopo l’esordio a Pechino 2008, l’argento a Londra 2012 e il bronzo a Rio 2016.

Un secondo posto che ha il sapore del riscatto dopo la delusione per la prova individuale: “Mi aspettavo una medaglia e se l’aspettavano tutti viste le ultime gare a livello internazionale in cui sono sempre arrivata fino in fondo, ma ho perso allo spareggio l’accesso alla semifinale individuale – ammette Elisabetta, la veterana tra i nove arcieri azzurri in gara a Tokyo -. Ero incredula, non mi sembrava neppure vero e per questo non è stato facile reagire. Se ci sono riuscita lo devo alla mia squadra e a chi mi ha sempre sostenuta”.

Articolo completo su La Valsusa del 9 settembre.

 

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