Chiesa oggi

Torino e Susa, la prima serata dell’Assemblea del clero

Riassunto

Prima serata giovedì 25 settembre della Due Giorni del Clero di Torino e Susa. Al Santo Volto sacerdoti e diaconi con l’Arcivescovo Repole in ascolto di tre modi di essere Chiesa.

La Chiesa torinese con quella segusina sta ripensando a come essere presente – e fedele alla sua missione di annuncio del Vangelo – su un territorio e in una società che cambiano. In questo percorso di trasformazione, presbiteri e diaconi delle due diocesi guidate dall’Arcivescovo Repole, hanno affrontato la prima parte della tradizionale Due giorni del clero, con cui si avvia l’anno pastorale, allargando gli orizzonti su altre esperienze di Chiesa.

Giovedì  25 settembre in 250 si sono riuniti nel Centro Congressi del Santo Volto per la prima serata di riflessione e confronto che si è aperta con un’introduzione dell’Arcivescovo Repole. Dopo un ricordo di Mons. Nosiglia e un ringraziamento a quanti in questo tempo stanno assumendo nel ministero incarichi nuovi, in nuove comunità, il cardinale ha puntualizzato l’obiettivo di ciò che si sta affrontando: “Cambiare a servizio dell’annuncio e della presenza di Dio nell’umanità non per organizzarci in modo diverso”. E ancora: “Non si può andare avanti come nulla fosse, bisogna ripensare alle forze che abbiamo e abbiamo il dovere di guardare al futuro pensando a coloro che il Signore sta chiamando ad essere preti e diaconi, e anche al momento particolarmente difficile della storia”.

Ecco dunque che a fornire spunti tre le testimonianze presentate: “Non modelli da riprodurre”, ha aggiunto il Vicario per la Formazione don Michele Roselli, “ma parole da ascoltare per cogliere ciò che lo Spirito continua a fare fiorire”.

Il primo «squarcio» è stato sul continente africano a partire dall’esperienza di mons. Marco Prastaro, oggi Vescovo di Asti, ma precedentemente sacerdote del clero torinese fidei donum in Kenya che ha descritto la realtà delle piccole comunità, la funzione del Consiglio Pastorale parrocchiale e locale e le diverse ministerialità. “Concludo” – ha detto – “confessandovi che spesso, guardando alla realtà astigiana, fatta di piccolissimi paesi sparsi per le colline, e pensando alla necessità di mettere insieme differenti comunità, mi tornano alla mente le esperienze che vi ho raccontato e, se da un lato riconosco che proprio non si può fare tuto alla stessa maniera perché contesti e cultura sono profondamente diversi, dall’altro lato mi dico che è comunque possibile pensare a forme diverse di vita della Chiesa sul territorio. Anzi a volte mi sembra proprio di vederle”.

Don Eric Besson, canonista della diocesi di Lione, ha invece offerto un quadro della vicina Francia dove uno dei dati più rilevanti è il numero crescente di catecumeni: “Mentre il numero dei battesimi di neonati è crollato nelle ultime decadi (passando dal 92 % circa nel 1960, al 50% nel 2000, al 24 % nel 2022), negli ultimi anni cresce il numero delle domande di catecumenato e, di conseguenza, il numero di battesimi di adolescenti e di adulti. Per Lione, la cifra è triplicata negli ultimi 10 anni ed è raddoppiata nei due anni appena trascorsi”. Una realtà quella del catecumenato che interpella, che necessita di percorsi attenti ad accompagnare queste richieste secondo una prospettiva in cui “l’essenziale non è concretizzare per la persona il ‘sogno del sacramento’ a tutti i costi, ma di accogliere e vivere ciò che il Signore le chiede in questo momento della sua vita”.

Ultima voce fuori dai confini italiani, quella del Missionario della Consolata e cappellano della comunità latino-americana a Torino, don Gian Antonio Sozzi che a partire dalla figura di mons. Leonidas Proaño, vescovo nella diocesi ecuadoregna di Riobamba dal 1954 al 1985, conosciuto come “vescovo degli indigeni”, ha evidenziato le caratteristiche di una “pastorale che non dipendeva solo dalla presenza del presbitero, ma si configurava come un cammino condiviso, radicato nel territorio e realmente partecipato”.

Su queste testimonianze, divisi in una quindicina di gruppi, sacerdoti  e diaconi si sono quindi confrontati per circa un’ora: le sintesi di quanto emerso verranno riproposte sabato mattina nella seconda giornata. Alla sintesi offerta seguirà una relazione su «Criteri per una lettura evangelica dei cambiamenti in atto» a cura di mons. Felice Accrocca, arcivescovo di Benevento, un dialogo in assemblea plenaria e la conclusione a cura del Cardinale Repole.

Al termine della prima giornata due le comunicazioni: una sul Seminario Maggiore e l’altra sui percorsi di formazione ai ministeri istituiti, due realtà espressioni di un cambiamento avviato.

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