È stato ripubblicato nelle scorse settimane, in una versione riveduta e aggiornata, il libro- intervista del giornalista Nico Ivaldi intitolato “Non mi sono mai arreso” (Editrice Il Punto, 240 pagine, 13 euro) che racconta la storia di Bruno Segre, avvocato e giornalista torinese, figura tra le più limpide e coraggiose dell’antifascismo italiano.

Combattente partigiano nelle valli del cuneese, dopo aver rischiato la fucilazione nel carcere di via Asti e la deportazione ad Auschwitz per mano dei repubblichini, nel dopoguerra Segre ha condotto numerose battaglie civili, fra cui quella per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza (nel 1949 difese Pietro Pinna, il primo obiettore in Italia).

“Sul mio sepolcro vorrei il motto di Saul Bellow: ‘Qui giace un vinto – dalla morte – che non si è mai arreso’” dice Bruno Segre che, lo scorso 4 settembre, ha compiuto 100 anni e continua le sue battaglie con mente lucida e forma fisica invidiabili.

La prefazione del libro è stata curata dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Alberto Sinigaglia.

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