Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia tenuta da mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e amministratore apostolico di Susa, in occasione della Messa celebrata lo scorso 17 settembre al santuario di Mompantero.

Sono lieto di celebrare in questa santa Messa il trentesimo anniversario del mio episcopato che mi unisce a voi cari confratelli, sacerdoti e fedeli che avete voluto partecipare e pregare per me e di questo vi ringrazio molto. Ringrazio in particolare Mons. Alfonso per la sua presenza e la sua amicizia.

Celebrare il giubileo di 30 anni di ministero episcopale non è solo un ricordo, ma una presa d’atto della grazia che il, Signore mi ha donato ma anche uno stimolo per continuare a svolgere con impegno, finché il Signore vorrà , un servizio che anche se non sarà più come Vescovo, titolare di Torino e Susa, resta per me importante.

Fare memoria di 30 anni di ministero è bello e anche utile perché mi permette di guardare avanti comunque con riconoscenza al Signore perché continui a sorreggermi come sempre ha fatto a Roma , a Vicenza e a Torino e Susa, perché fino in fondo compia il mio dovere di amarlo e di donarlo agli altri, anche se in forme e modalità differenti dal passato. Certo trent ‘anni di episcopato sono una vita e rappresentano un arco di tempo che fa ricordare tante esperienze belle e alcune anche faticose, ma pur sempre ricche di un insegnamento che ha giovato alla mia crescita nella fede, nell’amore a Cristo, ai presbiteri e laici che ho servito nelle quattro Diocesi.

Non ho rimpianti anche se ci sono stati momenti non facili, ma alla mia età si ricordano più le cose belle e positive di quelle problematiche che via via scompaiono dai ricordi quando si guarda avanti con obiettivi e traguardi che mi auguro di perseguire sempre nuovi e stimolanti. Sale dal mio cuore cari amici la invocazione del salmo che ho pregato durante la mia ordinazione a S. Giovanni in Laterano di Roma Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.( Ps, 115).Questa invocazione esprime i miei sentimenti che vivo in questo giorno che ricorda una data così importante che ha segnato la mia vita di cristiano e di presbitero e vescovo. Non mi sembra vero di aver raggiunto questo traguardo. Voltandosi indietro riconosco che la mano del Signore mi ha sorretto e guidato passo passo sul cammino che Lui ha scelto per me fin dal principio. E’ un traguardo fatto di bilanci? No. Di ricordi? nemmeno Né l’uno nell’altro credo costituisce oggetto dei miei pensieri.

È un traguardo però in cui mi sento di fare una verifica sulla mia vita per non perdere quello slancio di disponibilità che il Signore ha suscitato in me fin dalla prima giovinezza e che si è concretizzato nella vocazione al presbiterato vero cuore di tutta la mia esistenza.

I giorni dell’Ordinazione sacerdotale e di quella Episcopale sono certamente presenti alla mente e nel cuore e rappresentano i momenti più fecondi di grazia che ho ricevuto e a cui posso attingere ancora oggi. Ripensando a questo traguardo mi vengono in mente le espressioni di bilancio del suo ministero dell’Apostolo Paolo : ho combattuto la buona battaglia e ho conservato la fede. Il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza perché il Vangelo fosse predicato attraverso il mio servizio ( 2 Tim 4,7.9).E ‘un pensiero che non può non ritornare nel proprio animo e ti spinge a verificare con realismo e con profonda umiltà non priva di timore il ministero che .ti è stato affidato.

Il vangelo che nutre la mia vita ogni giorno mi permette di avere una certezza di fede rivestita da un immenso amore che rispecchia molto bene l’anniversario che sto celebrando in ricordo della esaltazione della santa croce :Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto ma abbia la vita eterna. Dio infatti non ha mandato il figlio del mondo per condannare il mondo ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.( Gv. 3,13.17).Aggiungo una mia personale preghiera che traggo dalla Ostensione della Sindone : Signore il tuo amore è per sempre. Ti rendo grazie con tutto il cuore, perché hai ascoltato le parole della mia bocca. Rendo grazie al tuo amore e alla tua fedeltà, perché hai reso la tua promessa più grande del mio nome. Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza.

Dunque la fedeltà di Dio sta alla base e a fondamento della nostra risposta perché come una roccia solida essa resta imperitura per sempre e ci assicura il suo amore e il suo perdono. Questa preghiera mi porta nel cuore tanta serenità interiore e tanta volontà di continuare a fidarmi di Lui. Papa Francesco nella lettera apostolica che ha scritto ai giovani e a tutti noi educatori dopo il, Sinodo afferma: Se il Signore ti ha regalato una grazia, un carisma una vocazione che ti fa vivere la tua vita in pienezza e ti trasforma in una persona utile per gli altri, in qualcuno che lascia un impronta nella storia, sarà sicuramente qualcosa che ti rende felice nel più intimo e ti entusiasma più di ogni altra cosa al mondo. Non perché quello che ti dona è un carisma straordinario o raro ma perché è giusto e su misura per te, su misura di tutta la tua vita.

Credo che noi sacerdoti e vescovi sperimentiamo ogni giorno questa verità e crediamo che su di essa si può concentrare il nostro ministero e spenderlo per gli altri con la massima generosità, offrendo tutto noi stessi per i fedeli con cui condividiamo e abbiamo condiviso un tratto importante della nostra vita.. Dice infatti ancora Francesco: Certo il regalo di una vocazione come quella del sacerdozio e dell’episcopato è esigente e necessita di mettersi molto in gioco, bisogna rischiare. Tuttavia non è l’esigenza proposta da un altro dall’esterno ma qualcosa che ti stimola a crescere e a fare delle scelte per gli altri. Così la vocazione diventa un dono per tutti. Quando il, Signore suscita una vocazione pensa non solo a quello che sei ma a tutto ciò che insieme a lui e agli altri puoi diventare.

Tutto posso in colui che mi dà forza,(Fil 4.13) affermava san Paolo di fronte a tante difficoltà e sofferenze che doveva affrontare nel suo ministero. Sì malgrado i nostri limiti umani e spirituali sperimentiamo quanto il Signore sia buono e misericordioso e non ci abbandoni mai alla mercè del caso e delle situazioni della vita quotidiana. In pratica possiamo assicurare il nostro cuore sapendo che questa certezza di poter contare sulla sua grazia è quella che ci fa guardare avanti con fiducia e speranza. E come tale vogliamo che anche i nostri fedeli trovino in noi dei testimoni di speranza che sanno vedere anche nei tempi e circostanze bui della vita, la luce di Dio che illumina il cammino e il bene che possiamo fare per vincere ogni scoraggiamento e ogni male.

Mons. Cesare Nosiglia

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