Il caldo anomalo di questa prima settimana estiva sta già presentando il conto all’agricoltura torinese. A lanciare l’allarme è Coldiretti Torino, che segnala effetti immediati sulle coltivazioni, sugli allevamenti e perfino sui pascoli di montagna.
Le temperature elevate stanno accelerando in modo anomalo la maturazione della frutta. La stagione delle fragole è ormai vicina alla conclusione con circa quindici giorni di anticipo, mentre anche le ciliegie stanno maturando tutte insieme, comprese le varietà tardive che normalmente garantiscono prodotto fresco fino alla fine di giugno. Una situazione che rischia di provocare un eccesso improvviso di offerta, con il conseguente crollo dei prezzi, seguito però da una carenza di prodotto nelle prossime settimane.
Problemi anche per i cereali. Il grano, proprio nella fase delicata della formazione dei chicchi, sta affrontando uno stress climatico che potrebbe portare a una maturazione anticipata ma con rese inferiori e qualità nutrizionale più scarsa. Il mais, invece, necessita già di irrigazione anticipata, con un inevitabile aumento dei costi per le aziende agricole.
Il caldo favorisce inoltre la diffusione di insetti e parassiti alieni, ormai stabilmente presenti nelle campagne piemontesi a causa dei cambiamenti climatici, mentre nelle stalle gli allevatori sono costretti ad accendere in anticipo ventilatori, doccette e sistemi di raffrescamento per garantire il benessere delle mucche, facendo crescere i consumi energetici.
Preoccupa anche la situazione in montagna. A pochi giorni dalla monticazione delle mandrie, i pascoli tra i 1.200 e i 1.500 metri risultano già in avanzata fase di crescita e in alcuni casi mostrano i primi segni di disseccamento. Il rischio è che l’erba sia già secca quando gli allevatori saliranno agli alpeggi, con ripercussioni sulla produzione di latte destinato ai formaggi d’alpeggio.
«Le coltivazioni tipiche delle nostre latitudini sono adattate a un clima che si scalda gradualmente – osserva il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici –. Le accelerazioni climatiche compromettono quantità e qualità dei raccolti».
Infine, cresce la preoccupazione per il rapido scioglimento dei nevai alpini. Nonostante l’inverno abbia garantito un buon innevamento, lo zero termico vicino ai 4.800 metri sta causando una fusione anticipata delle riserve d’acqua, con torrenti già in piena stagionale. Una grande quantità d’acqua oggi, che però potrebbe mancare nei mesi più caldi dell’estate.
















