Un anno senza Carlo. Senza il nostro Carlo. Senza Carlin. Un anno senza Carlo Ravetto. Come passa in fretta il tempo.

Ci ha lasciati, infatti, giovedì 13 giugno 2019, dopo una malattia breve ma assai crudele. Parlando di Carlo, cui ci lega un’amicizia fin dai tardi anni settanta del secolo scorso, le parole non si possono disgiungere dalle immagini.

Avevamo infatti scritto: certe volte una terra, un popolo, una storia millenaria, si possono conoscere anche solo guardando una fotografia.

Bisogna però che quell’immagine parli, trasmetta qualcosa di forte, di significativo, che restituisca un’essenza, che crei un collegamento tra ciò che rappresenta sulla carta (o sullo schermo del pc o di altri supporti di cui oggi disponiamo), e l’occhio ed il cuore di chi la osserva. Così è per le fotografie scattate in tutta una vita (purtroppo breve, chiusasi ad appena 69 anni…), da Carlo, maestro di scuola, attore, musicista, appassionato di storia e tradizioni locali, amante dello sport, perennemente innamorato della libertà e naturalmente anche cacciatore d’immagini.

Carlo, attraverso la sua arte, ha raccontato la Valle di Susa con spirito montanaro, (ma non chiuso, se mai apertissimo, ed anche schietto ed ironico), e anche da romantico inguaribile, da innamorato perso, e così ha raccolto la bellezza della natura nell’avvicendarsi delle stagioni, per non parlare degli usi e costumi tramandati di generazione in generazione.

Servizio su La Valsusa del 4 giugno.

Giorgio Brezzo

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