“Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa” scrive l’autore Paolo Cognetti.

Se così è, il destino di Fulgido Tabone abita in una montagna, anzi, nella montagna per eccellenza della Val di Susa: il Rocciamelone.

Classe 1948, valsusino doc, muratore di professione, “ma anche un po’ elettricista, idraulico, falegname e, per hobby, scultore”, come si definisce, Fulgido è un volto conosciuto in valle e un sorriso amico per quanti, negli ultimi 40 anni e più, hanno percorso il sentiero che sale dritto tra prati, pietre e rocce verso la grande statua della Madonna che, da 120 anni, guarda il fondovalle dall’alto dei suoi 3.538 metri di quota.

È a questo angolo di terra irto diventato familiare quanto le stanze di casa che Fulgido ha dedicato buona parte della vita.

“Pensare che la prima volta che salii, mi ero ripromesso di non tornarci più. Avevo 12 anni, ero con un amico, arrivammo alla base in Vespa. Piovigginava, faceva freddo, dalla croce di ferro nevischiava. Mi dissi “io qui non ci torno più”.

Mai promessa fu più sbagliata: nell’agosto 2016 ha festeggiato le 1000 ascese alla vetta compiute in quarant’anni, diventate 1118 il 22 luglio scorso.

Incontriamo Fulgido ai 2800 e rotti metri del rifugio di Ca’ d’Asti, al tepore di una stufa, per un’intervista che prende subito la piega di lunga chiacchierata.

D’altronde, tutto lassù ha qualcosa da raccontare, tra fatica e sudore, impegno e ingegno, dedizione e determinazione.

Articolo completo su La Valsusa del primo agosto (all’interno dello Speciale Estate).

Anita Zolfini

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