In data 18 marzo, un lettore ci scrive:

“I nostri problemi hanno inizio dopo che mio padre è stato dimesso dall’ospedale di Rivoli, dov’era stato ultimamente ricoverato. Due giorni prima di uscire, si presenta in reparto un’infermiera che mi spiega come effettuare il cambio dei sacchetti della stomia, visto che mio padre aveva subito l’asportazione della vescica a causa di un tumore.

Tornati a casa, ho dovuto provvedere al cambio, da farsi tutti i giorni, dei sacchetti, dopo solo aver fatto una prova in ospedale. Posso aggiungere che una sola prova è davvero poco…

Circa una settimana dopo, la fuoriuscita dell’urina si blocca e mio padre  viene inviato al Pronto Soccorso di Susa e poi trasferito nuovamente a Rivoli per un ulteriore controllo, e dopo alcune ore rientra all’ospedale di Susa.

Dopo le dimissioni del Pronto soccorso ritorna a casa. A questo punto interviene il medico di base, dottoressa Schimenti, che vedendo la situazione, mi avverte che intende aprire la pratica per poter usufruire dell’Assistenza Domiciliare Infermieristica ADI.

Passano altri giorni, e le infermiere si presentano a casa nostra e attivano l’ADI. Però, dopo 45 giorni circa, il servizio è stato interrotto perché hanno riscontrato che mio padre camminava (anche perché obbligato a farlo, visto che è stato anche operato ad entrambe le anche). Io a questo punto mi chiedo: se operano come infermiere o come agenti 007, visto che nessuno mi aveva detto che mio padre doveva restare in casa, ed anzi le infermiere mi avevano detto che doveva passeggiare.

Adesso gli hanno aperto il SID, servizio infermieristico domiciliare. Lo scorso martedì mi hanno telefonato per sapere se avevo trovato una persona in grado di sostituirmi  quando non ci sono. Posso dire che al momento, in piena emergenza Coronavirus, non trovo nessuno.

Certo, adesso sono a casa. E finché ci sono, me ne posso occupare io, ma anche loro devono capire che siamo in emergenza, e quindi possono anche loro pazientare, come fanno tutti. Come ultima cosa, mi hanno detto che, vista la situazione, mi devo arrangiare. Non ritengo che sia però questo il modo giusto di trattare le persone”.

Rosario Inserra

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