Il comprensorio dell’ex polveriera di Sangano rappresenta una ricchezza, ampiamente sottoutilizzata, per tutta la Val Sangone: 45 ettari di boschi e sentieri e 42 edifici (per una superficie coperta di circa 5mila metri quadri) abbarbicati sul Monte Pietraborga e ora pienamente appartenenti al Comune, dopo la cessione del Demanio, potrebbero essere sfruttati in maniera ecosostenibile.

L’idea è quella di promuovere la cultura locale e un turismo di prossimità che, in tempi post pandemici potrebbero risultare carte vincenti.

Se n’è cominciato a parlare seriamente un po’ di tempo fa e ora il sindaco, Alessandro Merletti, pare intenzionato ad andare fino in fondo: “Vedrei bene l’ex polveriera come vetrina della Val Sangone — spiega Merletti che è anche presidente dell’Unione Montana —. Un punto non di arrivo ma di partenza per scoprire le bellezze della nostra Valle di cui Sangano si trova esattamente all’imbocco. In quel luogo i visitatori potrebbero venire a sapere dell’esistenza dell’acquedotto sanganese e del Castello, ma pure imparare a scoprire i lavori del Gonin a Trana e a Giaveno, le splendide passeggiate montane sul territorio di Coazze e molto altro ancora. Se poi si pensasse di coinvolgere almeno parte della Val di Susa, l’offerta aumenterebbe ulteriormente e coinvolgerebbe monumenti preziosissimi come la Sacra di San Michele”.

Servizio su La Valsusa del 28 gennaio.

Alberto Tessa

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