Nell’anno in cui la pandemia ha coronato i priori di problemi e limitazioni, il santuario di Sant’Abaco ospita il suo primo presepe a grandezza naturale. L’ingresso della chiesetta sul Musiné si è riempito di figure in legno e stoffa, animate da luci colorate visibili fin dalla strada provinciale in paese.

L’allestimento, che conta 35 soggetti diversi dalla madonnina ai pastorelli, dalle pecore agli alberi innevati, è pensato per regalare un po’ di magia a chi sceglie di fare la passeggiata fino al santuario; soprattutto per chi sale in notturna grazie all’impianto luci acceso dalle 17 alle 22.

E nonostante la mole del presepe, non è costato nulla. “Teniamo a ricordare che non abbiamo speso un euro per farlo”, dice il priore in carica Maurizio Ferraris. “Samo partiti per tempo e ci siamo ingegnati con del materiale riciclato, anche per via delle spese in corso per il restauro dei piloni sulla via crucis”.
Il progetto si è avviato ad aprile, con la ricerca dei materiali. Il legno proviene da casse d’imballaggio e vecchi mobili, la stoffa da scarti di scampoli, le piume sono in realtà rametti di erba pampas raccolta nel giardino dei priori, che hanno imbastito anche l’impianto luci.

Infine, sabato 12 è prevista la pulizia della mulattiera a opera degli AIB, per rendere meno scivoloso il percorso per raggiungere il santuario. “Finora sono salite molte famiglie di caselettesi a vederlo, ma ci fa piacere pensare che, col passaggio del Piemonte a zona gialla, sarà accessibile anche ai frequentatori di Sant’Abaco che risiedono in altri Comuni”.

Paola Bertolotto

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