Quando si abbassa la saracinesca di una libreria è sempre una sconfitta. Perché non chiude soltanto un negozio: si perde un luogo di incontro, una vetrina di idee, uno spazio nel quale fermarsi e magari lasciarsi sorprendere da un libro. Ma questa volta da una chiusura nasce qualcosa di nuovo.
In corso Matteotti 11, a Torino, dove per quarant’anni ha avuto sede la libreria delle Paoline e, dal 2020, la Libreria La Rosa Blu, quella vocazione culturale non andrà perduta. Negli stessi locali nascerà il Social Point, un nuovo spazio aperto alla città per incontri, dibattiti, presentazioni di libri, coworking e iniziative rivolte in particolare ai giovani.
È una scommessa sull’oggi con lo sguardo rivolto al futuro. Perché in un tempo nel quale possiamo comunicare continuamente, ma non necessariamente incontrarci, abbiamo sempre più bisogno di luoghi fisici nei quali stare insieme, fare comunità, confrontarci e dialogare.
Il primo passo: l’impegno di venti abbonati La Voce e Il Tempo
Il primo passo lo hanno fatto venti abbonati a «La Voce e Il Tempo». Nel mese di luglio hanno costituito per iniziativa personale l’associazione culturale “Amici Voce e Tempo Avt – Ets”. Hanno messo a disposizione le risorse necessarie per prendere in affitto l’ex libreria, all’interno del palazzo di proprietà della diocesi di Torino.
Un’iniziativa nata dal basso, dunque, dalla stessa comunità dei lettori del settimanale diocesano, proprio nell’anno in cui si celebrano i 150 anni del giornale.
«La chiusura della libreria ci ha messi davanti a una scelta precisa: lasciare che quello spazio cambiasse completamente destinazione oppure mantenerlo aperto sulla strada e restituirlo alla città come luogo di cultura e di incontro», spiega Alberto Riccadonna, direttore de «La Voce e Il Tempo».
Riccadonna: ritrovare luoghi di relazione
La scelta è stata la seconda. E non è scontata. Mantenere accesa una vetrina culturale nel cuore della città significa provare a dare una risposta concreta a un bisogno che attraversa la società: ritrovare luoghi di relazione.
Il progetto prevede una sala principale da 50-60 posti, attrezzata con schermi e un canale web per trasmettere in diretta gli appuntamenti, e una seconda sala per il coworking e le attività seminariali. Gli ambienti saranno modulabili e potranno ospitare dibattiti pubblici, presentazioni librarie, riunioni e iniziative dedicate all’attualità civile ed ecclesiale. Saranno anche un punto d’appoggio per i giornalisti.
Particolare attenzione sarà riservata ai giovani, al loro bisogno di spazi e alla ricerca di nuove forme di espressione e partecipazione.
Ma dietro il Social Point c’è anche una riflessione sul futuro dell’informazione. «Desideriamo affiancare ai tradizionali canali del giornale, la carta e il digitale, un nuovo strumento “relazionale”», osserva Riccadonna. Perché «in una fase storica segnata da un forte disorientamento, l’incontro diretto e personale è importante quanto la comunicazione attraverso le pagine o lo schermo».
Carta, digitale e ora relazione. Il giornale prova così non soltanto a raccontare una comunità, ma a creare uno spazio nel quale quella comunità possa incontrarsi e prendere la parola.
Non un luogo isolato…
E il Social Point non nascerà in un luogo qualsiasi. Il palazzo di corso Matteotti 11 è già un punto di riferimento per diverse realtà diocesane e associative.Oltre alla redazione de «La Voce e Il Tempo», ci sono l’Agenzia giornali diocesani (Agdnotizie), l’Opera diocesana Pellegrinaggi, l’Azione Cattolica, il Centro informatico della Diocesi e altre realtà. Nei nuovi locali troverà posto anche l’Ufficio stampa diocesano. Il nuovo spazio viene così ad aggiungere un tassello a un luogo che già oggi mette insieme informazione, associazionismo, servizi e vita ecclesiale, aprendolo ancora di più verso la città.
L’obiettivo è aprire il Social Point entro Natale. L’affitto dei locali è stato reso possibile dai venti abbonati, mentre resta da sostenere il costo della ristrutturazione. L’associazione ha quindi avviato una raccolta di donazioni liberali fiscalmente deducibili per realizzare i lavori necessari.
Ma la partecipazione non è soltanto economica. Il Social Point nasce con l’ambizione di essere uno spazio costruito insieme, aperto a chi condivide l’idea che una città abbia bisogno di luoghi nei quali cultura, informazione e relazioni possano ancora incontrarsi.
Chi vuole conoscere meglio il progetto, sostenerlo o capire come partecipare può mettersi direttamente in contatto con «La Voce e Il Tempo».
Perché questa volta la storia di una libreria che chiude può avere un finale diverso. Dietro quella saracinesca non resterà un locale vuoto: si riapre una porta sulla città.















